M5S nella palude romana

Pietro Salvatori

È sera, e Francesco Silvestri sta fumando una sigaretta nel cortile di Montecitorio: "Tre o quattro giorni prima dell'arresto ho incontrato Marcello. Stavamo sulla terrazza del Campidoglio e parlavamo proprio di come bisognasse tenere la schiena dritta in contesti complicati come quelli nei quali ci troviamo". Marcello è De Vito, il presidente dell'Assemblea capitolina finito in manette mercoledì. E Silvestri è uno dei deputati romani più influenti nel Movimento 5 stelle, organizzatore di Italia 5 stelle, un filo diretto con Luigi Di Maio.

Nel primo pomeriggio sulla scrivania del leader si è frantumata come fosse un pavesino l'ennesima tegola: Daniele Frongia, assessore allo Sport e già vicesindaco all'ombra della lupa, è indagato per corruzione. Certo, nulla a che vedere con lo shock dell'arresto del collega. Ma pur sempre un'altra botta in un quadro, quello romano, che ormai da troppo tempo sono spine senza rose per il Movimento.

Parte una girandola di telefonate, la situazione si ingarbuglia. Il timore è che la macchia si allarghi con effetti imprevedibili. Da molto in alto dai 5 stelle si prova a capire la situazione, anche sondando la Procura. In breve si capisce che Frongia non è indagato nel filone "Congiuntura astrale", quello che ha portato De Vito in carcere, ma per il primo filone di indagine che ha coinvolto lo stadio della Roma, "Rinascimento". "Chi tocca lo stadio muore", commenta a caldo un influente senatore. "A questo punto soltanto la magistratura può dirci se siamo giunti al fondo oppure no" dice il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra all'Huffpost. Filtra che sulla posizione dell'assessore la richiesta di archiviazione è imminente, a sera lo spiegano in chiaro i suoi legali.

Di Maio spedisce Massimo Bugani per il secondo giorno di fila sotto il Marco Aurelio, vuole avere da una persona fidata il polso della situazione. Anche oggi, come ieri, il filo diretto con Virginia Raggi è costante. Un pressing che porta...

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