##M5S, i nodi nel documento: due mandati, leadership e Rousseau

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Roma, 14 nov. (askanews) - "Guida alla discussione": un nome volutamente sobrio, ma è il documento di sintesi dei lavori delle assemblee territoriali e regionali degli Stati generali del Movimento 5 stelle che si sono svolte nelle scorse settimane. Su questa carta, da sabato mattina, si basa il confronto fra gli oltre trecento delegati alla due giorni finale delle assise. Divisi in tre aree tematiche (sull'agenda politica, sulle regole e i principi, sull'organizzazione) e poi in tavoli da dieci persone su "sotto-tematiche" più specifiche, connessi on line attraverso la piattaforma Zoom, attivisti ed eletti sono chiamati oggi e domani a dare forma a un progetto di M5S del futuro, almeno di quello immediato che dovrebbe condurre in porto la legislatura. Davide Casaleggio, il presidente dell'Associazione Rousseau, gestore fin qui della vita interna e della comunicazione del M5S, lo ha criticato duramente perché contiene a suo giudizio "decisioni che sono già state date per acquisite". Cosa dice dunque la "Guida" per la discussione oggetto degli strali del numero uno di Rousseau? Sul più importante principio identitario difeso da Casaleggio "gli esiti delle assemblee regionali - si legge - hanno confermato che il limite del doppio mandato va mantenuto" ma anche che "è emersa la necessità di capire come possano essere valorizzate le competenze". Ecco le "deroghe" che non piacciono al capo di Rousseau: gli eletti che hanno già svolto due mandati potrebbero "candidarsi alle elezioni amministrative (come consiglieri o come sindaco)", un punto questo che era stato proposto da Alessandro Di Battista un mese fa. Oppure si potrebbe "concedere la possibilità di svolgere un terzo mandato per meriti speciali, previa votazione favorevole sulla piattaforma Rousseau", una sorta di salvagente parlamentare per i big storici. Ancora. Si potrebbe "rendere il primo mandato svolto come consigliere comunale (mandato zero) requisito obbligatorio o preferenziale per l'accesso a candidature di livello superiore". Infine, "consentire un terzo mandato consecutivo se uno dei due mandati precedenti ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno". Il documento offre una guida anche alla discussione sui futuri vertici: Casaleggio voleva conservare la funzione del capo politico per provare a opporre il carisma di Di Battista a Luigi Di Maio e all'ala "filo-governativa". Ma il documento non pare lasciargli spazi di manovra: il concetto di "leadership basato su un'unica figura di capo politico - si legge - è superato dall'idea di un modello basato sul pluralismo delle idee". Le scelte da fare, quindi, restano due: la prima, fra un capo politico con ruolo da "primus inter pares" e un organo collegiale puro, senza differenze tra i membri, ma lì sorge il "Problema: chi è il legale rappresentante e/o portavoce?". La seconda, fra "un organo collegiale che sia rappresentativo di diverse sensibilità e idee e che quindi conformi la propria azione politica alla mediazione tra le differenti posizioni" e "un organo collegiale composto da una squadra che rappresenti un progetto di espressione maggioritaria". Porta aperta alla minoranza di Di Battista ma pronti a far da soli, pare il messaggio implicito. Altro punto cruciale, la gestione della comunicazione e della vita interna del Movimento sulla piattaforma Rousseau, un tempo vanto e bandiera della "rivoluzione digitale" e della "democrazia diretta" del M5S. È uno "strumento utile", concede il documento di guida alla discussione, ma "nella maggior parte delle riunioni territoriali" è emersa la necessità di "rivedere le funzioni e i servizi". I delegati dovranno valutare se sia meglio un contratto di servizio o "l'internalizzazione della piattaforma" per riportarla sotto il controllo del Movimento (del nuovo organo collegiale o degli eletti, vera forza trainante ormai del M5S). Ma si discute anche dell'adeguamento delle funzionalità esistenti: "Sistema di votazione, formulazione quesiti, dibattito precedente alle votazioni". Niente più votazioni a sorpresa e quesiti "pilotati" da Milano, insomma. Ed è forse anche a questo tema e soprattutto al patto violato dai tanti parlamentari che si rifiutano di versare il proprio contributo per la piattaforma Rousseau, che pensa Casaleggio quando avverte che "le persone che dibatteranno dei nostri valori dovrebbero in primis aver rispettato le regole che abbiamo oggi. Non vorrei che si arrivi al paradosso che a scrivere le regole siano anche coloro che per primi non le rispettano". (segue)