M5s, Paragone: elettori traditi, addio Di Maio doveroso ma in ritardo

Pol/Vlm

Roma, 24 gen. (askanews) - "Le dimissioni di Di Maio erano doverose, ma arrivano in ritardo: doverose perché quando inanelli una serie di insuccessi progressivi e costanti ne sei ovviamente responsabile, in ritardo perché avrebbe dovuto dimettersi dopo il voto della piattaforma Rousseau che lo smentiva rispetto alla decisione di presentarsi in Emilia e Calabria". È quanto dichiara il senatore del gruppo Misto, Gianluigi Paragone, ex M5s, in un'intervista a 'Il Mattino'.

Per Paragone non cambierà perà nulla: "Del resto lunedì i commenti sul dopo voto non li chiederemo a Crimi, ma a Di Maio. Il quale non potrà certo difendersi dicendo che non è più il capo politico dei Cinque stelle". Allora perché questa tempistica? "Perché è appannato lui, non per una dinamica del Movimento. Non cambiava nulla a questo punto se le dimissioni fossero arrivate la settimana dopo le elezioni. Il colpo si sente sui territori e non penso che questa ammissione di debolezza possa far bene né in Calabria né in Emilia. Credo inoltre che la più grande sconfitta Luigi la proverà a fine febbraio, quando si voteranno le suppletive proprio in Campania e lì, secondo me, il M5s perderà quel seggio che invece aveva vinto alle Politiche".

Paragone focalizza la sua attenzione su quella "grossa fetta di cittadini italiani che aveva creduto nel messaggio di riscossa del Movimento e che il Movimento ha tradito per colpa del suo capo politico". E a chi gli chiede dove andranno i voti persi dal M5s, risponde: "In parte se ne sono già andati, qualcuno andrà o tornerà nell'astensione, nel non voto, qualcuno ha scelto altri contenitori. Di sicuro la matrice del voto del M5s doveva essere antisistema, ma se guardo le mosse del Movimento 'di Governo', di questo c'è ben poco. Mi sembra che abbiano confermato tutta l'intelaiatura del sistema. Le faccio presente che un altro giorno è passato senza aver tolto le concessioni autostradali ai Benetton. In più mi hanno detto che Di Maio abbia offerto la poltrona dell'Eni o a una partecipata all'attuale numero uno di Confindustria. Spero proprio che non sia vero".