I 5 stelle lasciano la grana Renzi a Conte. Da Crimi minimo sindacale: c'è chi fa polemiche e chi lavora

(Photo: NurPhoto via Getty Images)

Sprovvisto di un capo politico, il Movimento 5 Stelle se ne sta alla larga dalle minacce di crisi di governo. Attento più al congresso interno che agli scossoni in atto. Le squadre si posizionano in vista degli Stati generali che, tra un rimando e un anticipo, nelle ultime ore circola la voce che siano a marzo. E tra i tanti rumors si fa sempre più insistente quello che vede Paola Taverna nuovo capo politico. Proprio la pasionaria che sta organizzando la piazza di sabato organizzata per manifestare contro chi vuole ripristinare i vitalizi, ma alla luce dei fatti sta assumendo i tratti di un qualcosa contro chi sta ostacolando la vita del governo.

Per adesso M5s non prende parte, non si posiziona. La responsabilità, qualunque cosa accada, sarà degli altri, leggasi anche di Giuseppe Conte. Che in fondo oggi sembra essere sempre più vicino al Pd che ai grillini che lo hanno scelto come presidente del Consiglio. Di fronte alle continue provocazioni di Italia Viva, la più grave è quella su Autostrade che si somma al tema della prescrizione, i pentastellati scelgono il profilo basso rimandando la questione al premier: “Condividiamo le preoccupazioni espresse oggi dal Presidente del Consiglio. Il suo pensiero è lo stesso di tutti i membri della maggioranza che hanno a cuore i problemi dei nostri connazionali, a cui vogliamo dare risposta”, scrivono i due capigruppo di Camera e Senato, Davide Crippa e Gianluca Perilli.

I toni sono soft mentre, in realtà, ci si scalda per la piazza di sabato che, qualora la situazione dovesse precipitare, non si limiterà certamente al tema dei vitalizi. “Ci auguriamo che si abbassino i toni – scrivono ancora – che attualmente sono un po’ sopra le righe, e che si torni a lavorare per il Paese. Gli italiani sono stanchi delle liti”.

Poi ecco anche il reggente Vito Crimi. Pacato di natura, ora ancora di più. Neanche nomina Matteo Renzi ma il post su Facebook è chiaramente indirizzato a lui: “C’è chi a parole dice di voler aprire cantieri, e c’e’ chi li apre davvero. C’è chi a suon di slogan si vanta di essere dalla parte dei cittadini, e c’è chi lo è realmente, con i fatti e le azioni concrete”. Un altro pompiere è Federico D’Incà, ministro dei Rapporti con il Parlamento: “Concordiamo con quanto ha detto il Presidente Conte. Si ritrovi subito uno spirito costruttivo. Il M5S vuole il salario minimo, stipendi e orari dignitosi per tutti e il taglio delle tasse per le nostre imprese. Si recuperi la lucidità per il bene del Paese”.

Luigi Di Maio è tornato dalla sua missione all’Estero e sarà presente al Consiglio dei ministri, disertato invece da Italia Viva. Non parla, da ex capo politico si gode lo spettacolo. Forse con l’aria di chi aveva detto di non fidarsi troppo di Matteo Renzi. I gruppi parlamentari sperano che Conte trovi una soluzione e sembrano presi più dalle beghe interne che dalle sorti dell’esecutivo.

Da settimane si parla della possibilità che a succedere a Di Maio possa essere una figura femminile (tra i nomi anche quello della sindaca di Torino Appendino). Al momento non sono chiare neanche le ‘regole d’ingaggio’ ma agli Stati generali non dovrebbe arrivare alcuna decisione su chi debba sostituire Di Maio, piuttosto bisogna ragionare sulle regole. Le squadre sono comunque in campo: l’ala che ha spinto affinché il ministro degli Esteri lasciasse la guida M5s è convinta che il responsabile della Farnesina voglia tornare in sella subito dopo la kermesse, sull’onda di un voto popolare su Rousseau.

In realtà i vertici pentastellati stanno studiando la ‘ripartenza’. E la piazza di sabato, organizzata proprio da Paola Taverna, potrebbe tirare la volata alla pasionaria. È vero che Crimi ha assunto pro tempore tutti i poteri del capo politico e che c’è una commissione interna che sta lavorando per modificare lo Statuto e introdurre maggiore democrazia, “ma - osserva un esponente di peso del Movimento - non può passare un’eternità per il cambio al vertice”. Le dimissioni di Di Maio sono arrivate il 22 gennaio. Qualcuno più saggio, tra i grillini, osserva: “Il capo politico è l’ultimo dei problemi. Prima dobbiamo affrontare i nodi più urgenti”. M5s è in attesa per esempio della decisione su Autostrade e alle prese con Italia Viva nel braccio di ferro sulla riforma della prescrizione. Ma i grillini rimandano la questione a Conte.

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