##M5S senza illusioni alle Regionali, si guarda al dopo Di Maio

Bar

Roma, 25 gen. (askanews) - Cosa succederà al Movimento 5 stelle dopo le elezioni regionali? Il risultato sarà "colpa" di Luigi Di Maio - che avrebbe preferito non presentare proprio le liste del M5S - o no? Basteranno le dimissioni da capo politico ad evitargli il "processo" per la prevedibile delusione elettorale nella tornata di domenica prossima in Emilia Romagna e Calabria? Sono questi gli interrogativi più immediati, in una fase di transizione che lo stesso Di Maio ha definito, nel suo duro discorso al Tempio di Adriano contro i nemici interni, "il momento di rifondarsi".

Per la creatura politica fondata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio le elezioni regionali sono state quasi sempre avare di soddisfazioni. Qualche deputato scherza: "Prenderemo meno di Marco Rizzo (segretario del Pc, uno dei partitini figli della polverizzazione della galassia di Rifondazione comunista, ndr)". Ma stavolta, racconta una fonte parlamentare stellata di primo piano, "la sconfitta è data per scontata, per questo non avrà grandi conseguenze interne, tutti guardano al dopo, agli Stati generali" in programma a metà marzo.

Sono proprio gli Stati generali la prima sfida per il reggente stellato Vito Crimi, un compito assunto "con umiltà", come da post su Facebok e tuttavia, ha spiegato lo stesso viceministro dell'Interno a chi lo conosce bene, "non solo formale ma sostanziale in tutto e per tutto". Insomma, lo storico dirigente siculo-lombardo non intende fare il taglianastri. L'altro uomo chiave della fase di transizione è Danilo Toninelli, responsabile dell'organizzazione dell'evento di marzo: pubblicamente crocifisso per le sue gaffe e per la sua battaglia anti-Benetton, fu sacrificato da Di Maio sull'altare dell'accordo con il Pd. Ma non ha ceduto alla tentazione di abbandonare il campo o di scontrarsi pubblicamente con l'ex capo politico. Così ora guida l'organizzazione dell'evento di marzo e proprio a lui un gruppo di parlamentari ha chiesto di andare a raccontare in una assemblea congiunta di deputati e senatori come saranno questi Stati generali: "Vogliamo capire come dare il nostro contributo", dicono. Traduzione: stavolta non vogliamo una passerella per i soliti noti che poi decidono nel chiuso di una stanza.

Ma i nemici e i critici di Di Maio faticano ad aggregarsi: "La situazione - racconta una fonte interna - è ancora molto fluida, si addenserà quando saremo più vicini all'evento. Da un lato c'è Nicola Morra (presidente dell'Antimafia, ndr) che lavora molto, incontra gente e da tempo ha chiesto una diversa organizzazione, non è affatto detto che si accontenti dei 'facilitatori' di Di Maio, dall'altro c'è il gruppo che fa capo al senatore-giornalista Primo Di Nicola ma per ora sono strade parallele". E Roberto Fico? Il presidente della Camera per ora è dato in attesa, anche se nel commiato al capo uscente ha riconosciuto di aver avuto con Di Maio dissensi e confronti anche "vivaci". Tra i suoi c'è chi si muove con meno prudenza: il deputato Luigi Gallo si è spinto nei giorni scorsi fino a chiedere al M5S di "recuperare le professionalità perse", cioè i fuoriusciti, rivolgendo un caloroso messaggio di commiato al "maestro Nitti" (uno dei deputati transitati al Misto, insomma un traditore secondo Di Maio). Ma "è un avanguardista", dicono a Montecitorio, non è sulle sue uscite che si può misurare la strategia di Fico.

Si torna quindi alla domanda iniziale: cosa succederà nel dopo regionali e nel dopo Di Maio? "Metteranno un direttorio coi soliti che non valgono niente, tipo la Taverna, così poi uno pensa 'allora era meglio Di Maio'", è la sferzante sintesi di uno dei tanti peones stellati in Parlamento. Del resto, che Di Maio, per ora, non abbia intenzione di farsi mettere ai margini lo ha chiarito lui stesso nel discorso di commiato dalla scomoda poltrona di capo politico. Ma il primo passo sarà il "fallout" elettorale: sulla testa di chi cadrà? Se sarà l'occasione per iniziare finalmente ad aggregare le truppe dei rivoltosi in vista del nuovo inizio di marzo, il futuro del M5S potrebbe essere sensibilmente diverso rispetto alla stagione dimaiana, il Movimento potrebbe iniziare davvero il suo riposizionamento in una sorta di nuovo centrosinistra, teleguidato da Grillo e dal premier Giuseppe Conte. Ma se resterà un confuso coro di voci dissonanti, la cravatta che Di Maio si è tolto simbolicamente mercoledì scorso potrebbe presto tornare a cingere il suo collo.