M5S torna in conclave dopo strappo. Nuova fiducia? Discutiamo ampiamente

Image from askanews web site
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Roma, 14 lug. (askanews) - La bomba sembra essere esplosa nelle mani, almeno a chi credeva che la situazione non sarebbe precipitata. Dopo la scelta di non partecipare al voto di fiducia sul dl Aiuti, le dimissioni del premier Mario Draghi e la decisione del capo dello Stato di respingerle rinviando Draghi mercoledì alle Camere per "una valutazione della situazione", il presidente M5s Giuseppe Conte ha convocato il Consiglio nazionale. Un Consiglio che viene annunciato come "molto lungo" e che, se nei giorni scorsi aveva visto prevalere la linea dell'Aventino, ora potrebbe far emergere le posizioni più concilianti di chi avrebbe preferito evitare lo strappo. Secondo quanto si apprende, "si sta valutando ogni scenario". Con il conseguente nervosismo della pattuglia più oltranzista.

Nel voto di fiducia sul dl Aiuti la pattuglia di senatori ha seguito la linea annunciata dal leader e non ci sono state defezioni. Nessuno dei 61 senatori M5s ha partecipato: 15 sono risultati in missione, tra cui anche il ministro Stefano Patuanelli, e gli altri 46 non hanno risposto alla chiama (con l'eccezione di un voto a favore della fiducia espresso da Cinzia Leone che traghetta verso Insieme per il futuro, il partito fondato da Luigi Di Maio).

A metà pomeriggio, Conte ha dichiarato: "O avremo risposte vere, strutturali e importanti o nessuno potrà avere i nostri voti". Poi sono arrivate la notizia delle dimissioni di Draghi, la decisione di Mattarella di respingerle e il pressing degli altri partiti della maggioranza, in primo luogo del Pd con il segretario Enrico Letta che ha sottolineato: "Ci sono cinque giorni per lavorare affinché il Parlamento confermi la fiducia al Governo Draghi e l'Italia esca il più rapidamente possibile dal drammatico avvitamento nel quale sta entrando in queste ore".

Entrando a Campo Marzio, dove sono giunti anche senatori che non fanno parte del Consiglio nazionale a testimoniare la delicatezza del momento, il capogruppo alla Camera, Davide Crippa, rispondendo a chi chiedeva se mercoledì il Movimento sarebbe disponibile a votare la fiducia a Mario Draghi, ha detto: "Ne discutiamo ampiamente". I giochi sembrano essersi riaperti e durante la riunione non sarà facile trovare una via d'uscita dal cul de sac.

Un tentativo di evitare lo strappo, era stato portato avanti dal ministro con i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, in mattinata quando ha sondato i partiti per evitare il voto di fiducia sul dl Aiuti e approvare invece il provvedimento articolo per articolo. Un tentativo che non aveva incontrato la sponda di Palazzo Chigi e che ha registrato le perplessità di Fi, Lega e Iv. Poche ore dopo, il ministro D'Incà poneva a nome del governo, nell'aula del Senato, la fiducia su un provvedimento che i suoi non avrebbero votato.

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