M5S, via al dopo-Di Maio: resa dei conti a marzo

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di Antonio AttePer aspera ad astra. Attraverso le asperità sino alle stelle. Dopo il lungo silenzio, Beppe Grillo commenta il passo indietro di Luigi Di Maio con un breve (forse "troppo", a detta di alcuni parlamentari M5S) post su Facebook: "Grazie Luigi per come hai gestito la situazione, per tutto quello che hai fatto per il M5S e per quello che continuerai a fare. In alto i cuori!", scrive il garante pentastellato, nelle ore in cui il dibattito sul dopo-Di Maio sembra già entrare nel vivo.  

L'appuntamento cerchiato di rosso sul calendario è quello degli Stati Generali (13-15 marzo), sede 'congressuale' in cui i pentastellati proveranno a ridisegnare il loro futuro assetto. Sono in tanti, nelle file grilline, a chiedere "collegialità". Tradotto: un organo di vertice composto da più persone, che integri (o superi) la figura del capo politico. Ormai non sono più solo senatori e deputati 'ribelli' a invocare il pluralismo. Per esempio, Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento Ue, invita a non cercare "il salvatore o la salvatrice", perché "l'unica cura è il ritorno alla collegialità".  

Duro il post del collega europarlamentare Ignazio Corrao contro gli "infiltrati" (l'affondo è nei confronti dell'ex ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti) e contro chi cerca di "addomesticare" il M5S: "Noi osserva - dobbiamo stare lontani da qualsiasi tentativo di normalizzazione del Movimento, di collocarlo qui e lì, tra i riformisti, i progressisti e via dicendo". Per Paola Taverna - il cui nome da giorni circola come possibile contendente alla leadership, insieme a quello di Chiara Appendino - "è il tempo delle soluzioni". La senatrice grillina, interpellata dall'Adnkronos, non risponde a chi le chiede se intenda candidarsi come nuovo capo politico ma su Facebook fa appello all'unità e ribadisce che "uniti siamo la risposta ai problemi del Paese". 

Toccherà a Vito Crimi, nuovo capo politico, traghettare il Movimento verso l'assise di marzo: "senza strappi" ma, come ha spiegato al 'Corriere' il successore di Di Maio, "in continuità con il percorso che Luigi ha avviato e che io devo portare avanti alla luce delle criticità rilevate". Nessuna decisione è stata ancora presa sulle 'regole del gioco' degli Stati Generali: sarà un vero congresso, con mozioni da votare, oppure un semplice luogo di dibattito? La prossima settimana i facilitatori del M5S si rivedranno per discutere degli aspetti organizzativi dell'appuntamento di marzo, che partorirà la nuova Carta dei Valori 5 Stelle.  

L'ormai ex leader Di Maio per ora resta defilato e si concentra sul suo ruolo governativo di ministro degli Esteri. Ma, come annunciato nel suo discorso di addio, il titolare della Farnesina agli Stati Generali farà sentire eccome la sua voce: "Ci sarò e vorrei portare qualche idea innovativa per la nostra amata Italia". In quella sede i pentastellati dovranno chiarire la loro collocazione politica, ovvero se confluire nell'area progressista (come auspicano gli autori del documento dei 'ribelli') o restare "terza via", "ago della bilancia" (ipotesi caldeggiata più volte in passato dallo stesso Di Maio) per tenersi le 'mani libere'.  

E mentre si attendono le mosse di Alessandro Di Battista, alle prese con i suoi reportage in Iran, resta sullo sfondo il tema di un gruppo parlamentare che presto potrebbe perdere altri pezzi. Non è escluso che dopo le regionali in Emilia Romagna e Calabria di domenica ("sarà una batosta", scuote la testa un deputato) altri eletti decidano di abbandonare la nave pentastellata per confluire al Misto e, in futuro, nel gruppo 'Eco' di Fioramonti. Intanto la decisione dei probiviri sui morosi delle restituzioni, attesa nei giorni scorsi, è slittata per ragioni 'burocratiche' dovute al cambio al vertice M5S: sarebbero una ventina i provvedimenti disciplinari complessivi in arrivo, con almeno 5 espulsioni.