"Ma quale incendio, il Titanic affondò per l'iceberg". L'intervista a Duilio Curradi, alla Titanic The Artifact Exhibition

Una riproduzione fedele di una cabina di prima classe, in mostra a Torino. Una suite poteva costare fino al corrispettivo dei 70mila euro odierni.

“Non credo che l’equipaggio possa aver sottovalutato un problema così grave. Alla teoria dell’incendio io non ci credo”. Ha le idee chiare Duilio Curradi, classe 1938, cinque anni per mari come ufficiale di macchina nella Marina mercantile, tra i massimi esperti del Titanic in Italia, tanto che un suo modello in scala 1:100, completamente arredato, è uno dei pezzi forte della mostra Titanic – The Artifact Exhibition, a Torino, al 18 marzo al 25 giugno. Nelle scorse settimane si è tornato a parlare della maledetta notte del 14 aprile 1912 in cui il transatlantico affondò, per la collisione con un iceberg in mezzo all’oceano Atlantico. E se la colpa fosse di un incendio scoppiato nei locali caldaie e mai domato? L’acciaio della carena della nave potrebbe essersi indebolito ancora prima di lasciare Southampton.

Potrebbe un incendio di questo tipo aver indebolito la carena in acciaio del Titanic?
“Io non ho mai viaggiato su navi a carbone, ma nutro profondi dubbi su questa teoria. In linea teorica è possibile che nei locali carbone possano svilupparsi casi di ossidazione che provocano anche processi di combustione”.

Come è successo nel deposito 10 del Titanic?
“Non so esattamente cosa sia successo, ma non credo che l’equipaggio avrebbe ignorato un problema simile. Prima della partenza per il viaggio inaugurale, l’incendio era stato ufficialmente domato”.

Come si fa in questi casi?
“Per verificare la presenza di fenomeni di autocombustione, l’equipaggio si può servire di tubi che portano dei termometri a mercurio nei locali dove brucia il carbone: la temperatura deve essere attorno agli 80-90 gradi centigradi”.

E se fosse salita troppo, come avrebbero potuto intervenire gli ufficiali del Titanic?
“Per prima cosa si immette del vapore, se questo non è sufficiente per spegnere l’incendio, si immette nel locale acqua di mare, avendo l’accortezza di farla arrivare da sotto perché si possa domare l’incendio”.

Alcuni esperti dicono che un incendio di questo tipo può aver indebolito la chiglia del 75 per cento. E’ possibile?
“L’acciaio del Titanic aveva dei limiti strutturali, dovuti alla metallurgia dell’epoca. Quel tipo di metallo si indeboliva con le basse temperature, al contrario di quello che la maggior parte delle persone può pensare. Io alla teoria dell’incendio non ci credo!”.

Tutta colpa dell’iceberg allora. Gli ufficiali non avevano neanche il binocoli per vederlo?
“E’ andato tutto storto quella notte. Non avevano i binocoli perché erano rimasti nella stiva. Io ho navigato tante volte sull’Atlantico, quel mare è sempre mosso. La notte dal 14 aprile 1912, eccezionalmente, era calmissimo. Le onde sbattendo contro la massa di ghiaccio creano della schiuma che facilita l’individuazione dell’iceberg. Gli ufficiali del Titanic non hanno avuto neanche questa possibilità perché il mare era piatto”.

E’ stato fatto tutto il possibile per salvare la nave?
“Secondo me sì. Dagli ultimi studi è emerso che con ogni probabilità se il Titanic fosse andato dritto, mantenendo la rotta e spegnendo solo i motori, avrebbe sicuramente colpito l’iceberg, causando alcuni morti e feriti, ma la nave non sarebbe affondata. Io però capisco la scelta dell’ufficiale di guardia in plancia”.

Perché?
“Il tentativo è stato quello di evitare l’impatto, virando. C’è una motivazione tecnica e l’ufficiale probabilmente lo sapeva. Il Titanic era dotato di tre eliche: due destrorse, con un movimento in senso orario, e una sinistrorsa, che produceva un movimento in senso antiorario. La nave, sfruttando le due eliche destrorse, accostava meglio a sinistra. E’ stato fatto il possibile per salvarla”.

Ma non è servito. Il capitano capì subito che la nave sarebbe affondata?
“Il capitano Edward Smith si confrontò con il progettista, anche lui a bordo, Thomas Andrews e comprese subito che il Titanic sarebbe affondato. Ha dato l’ordine di abbandono nave dopo solo 30 minuti dell’impatto. Una decisione drammatica”.

Il capitano del Titanic Edward Smith, morto nel naufragio del transatlantico.

Il vero dramma fu quello delle scialuppe. Troppo poche per i passeggeri?
“Chiariamo questo punto, il Titanic dal punto di vista normativo era in regola: rispettava le disposizioni di sicurezza. Erano le leggi di allora che non si erano aggiornate per una nave di quelle dimensioni. C’erano solo 16 scialuppe e 4 battelli”.

Quante persone avrebbero potuto mettere in salvo?
“Circa mille e 200 se avessero lasciato il Titanic alla massima capienza. Ma i superstiti quella notte, recuperati dalla Carpathia, furono solo 706”.

Le altre 1.558 vite se le prese l’Atlantico: molti morirono di ipotermia, nelle acque gelide dell’oceano, prima che attorno alle 8 della mattina del 15 aprile 1912 arrivò in soccorso il Carpathia. Per rivivere le storie del Titanic e dei passeggeri, tramite i racconti dei parenti dei sopravvissuti, l’appuntamento è a Torino, alla Promotrice delle Belle Arti, con Titanic – The Artifact Exhibition, dal 18 marzo al 25 giugno. La mostra, per la prima volta in Italia, racconta attraverso reperti recuperati dal fondo dell’oceano la storia della nave “inaffondabile” che naufragò nel suo viaggio inaugurale.


 

 

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