Ma i timori leghisti di un patto M5s-Pd sono fondati?

Nel partito di via Bellerio cresce la preoccupazione per i contatti tra un fronte del Pd e del Movimento 5 stelle. Il timore evocato da alcuni parlamentari leghisti è quello di un accordo politico per creare una maggioranza alternativa (il nocciolo duro di una maggiornza alternativa) e concretizzare un ribaltone che eviterebbe le elezioni, vanificando il disegno di Matteo Salvini, quello di andare a votare il prima possibile, entro il mese di ottobre. Ipotesi di un ribaltone - va detto subito - apparentemente inesistente. Tanto i leader dem che quelli Cinquestelle hanno smentito in tutte le lingue nelle ultime ore la possibilità di questo asse anti-urne. Ma il tarlo resta. E scava, come hanno confermato all'Agi fonti parlamentari del partito leghista. "Faremmo una rivoluzione", dicono a commento dello scenario ribaltonesco.

Nella Lega si punta il dito non solo in direzione dell'ala ortodossa dei pentastellati che ha nel presidente della Camera, Roberto Fico il punto di riferimento, ma anche verso esponenti del Pd come i franceschiniani e i renziani. Questi ultimi appoggerebbero - con l'obiettivo dichiarato della messa in sicurezza dei conti pubblici - un governo di transizione che metta Salvini in panchina e non gli permetta di gestire dal Viminale la campagna elettorale. Questo il tarlo di questo primo week end di crisi di governo, lato Lega.

Di Maio ha bollato come 'fake news' le indiscrezioni di contatti. Con il Movimento 5 stelle che ha dato del "giullare" al segretario del partito di via Bellerio. Ma Salvini continua ad essere preoccupato, anche se il 'timing' della crisi non dovrebbe 'sforare' i tempi previsti. Ovvero discussione sulla mozione contro il premier Conte il 20 agosto. L'intenzione del premier Conte però è quella di riferire anche alla Camera e soprattutto la tentazione sarebbe quella di poter svolgere il dibattito dopo l'impegno internazionale del G7 in Francia.

Ecco perché la Lega insiste: "Conte farà di tutto - sottolinea un 'big' del partito di Salvini - per non mollare la poltrona". Nel Movimento 5 stelle intanto si ipotizza sempre più una sorta di 'staffetta': Di Maio capo politico e Di Battista candidato premier. Sullo sfondo però c'è anche l'ipotesi di una discesa in campo di Conte.

Inciucio Pd-M5s? Negoziato reale o invenzione propagandistica? "Una bomba di distrazione di massa", dice il segretario Pd Nicola Zingaretti, intervistato per lo speciale Tg1 sulla crisi. "Non esistono le condizioni per una nuova maggioranza in questo Parlamento - sostiene - Bisogna tornare dagli elettori e riaprire un confronto politico nel Paese".  "Salvini - continua Zingaretti - da 15 mesi è in campagne elettorale e ogni giorno ne spara una per confondere le idee". Posizione chiara e precisa, si direbbe.

L'ufficio stampa del senatore Matteo Renzi, dal canto suo, ha smentito quanto riportato nell'articolo di Huffington post "Renzi-Di Maio, proposta indecente" . Renzi non ha avanzato alcuna proposta né intavolato alcuna trattativa con Di Maio e l'ipotesi, avanzata nell'articolo, di un governo con guidato da Roberto Fico e sostenuto da Renzi è semplicemente fantascienza. Nero su bianco.

Due giorni fa era lo stesso Salvini ad aver evocato il ribaltone durante una delle tappe del suo tour (a Poilignano): "Sento di strane assonanze tra Renzi e Di Maio. Per me in democrazia non ci sono cose strane, la via maestra è ridare parola agli italiani. Mi rifiuto di pensare che ci siano accordi Pd-5 stelle, sarebbe una vergogna nazionale". Per poi aggiungere: "Bisogna fare in fretta. Prima si vota e meglio è. Perché aspettare?"

"Lo scenario mi sembra assolutamente irrealistico", taglia corto in una intervista a 'La Stampa' il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando: "Il M5s ha cercato fino all'ultimo di ricucire con Salvini. E le parole di Di Maio in queste ore provano che non c'è attualmente nessuna consapevolezza della gravità della situazione. Nell'ultima direzione Pd abbiamo escluso tutti alleanze con M5s in questa legislatura".

"Un governicchio fatto con chi ha appena votato il decreto sicurezza - aggiunge l'ex ministro della Giustizia - non mi pare lo strumento per fermare Salvini. Serve un confronto aperto, chiedendo agli italiani se condividono l'idea di democrazia di Salvini, se vogliono difendere lo Stato sociale".