"Ma tu sapevi?"

Pietro Salvatori

Le anticipazioni dell’intervista di Beppe Grillo a Sette piombano sulla scrivania di Luigi Di Maio a metà mattino. Velocemente fanno il giro degli smartphone di colonnelli e vertici della comunicazione. “Ma tu sapevi?”, è la domanda che rimbalza di messaggio in messaggio, di incontro in incontro. Il fondatore, per usare un eufemismo, prende di petto Matteo Salvini: “Ritengo le idee di Salvini allo stesso livello dei dialoghi di uno spaghetti western. Lo manderei a calci a fare il suo lavoro al Viminale”. Non esattamente un buffetto.

Il punto è che Grillo non ha concordato nulla con nessuno. Non ha avvisato nemmeno quelli a lui più vicini. Di persona in persona, di cellulare in cellulare, il “ma tu sapevi?” incassa una serie di no. Perfino Pietro Dettori, oggi con Di Maio ma per anni ombra dell’ex comico, non sapeva nulla. La war room del capo politico minimizza: “Beppe è Beppe, lo sai com’è, va a ruota libera, non ha filtri”. E non vede intenti strettamente politici nel suo intervento. Traduzione: non è un’uscita artatamente costruita per destabilizzare il governo. Certo, chi lo conosce poi fa notare come l’ex comico è nato e cresciuto in un ambiente culturalmente di sinistra, i suoi solidi trascorsi con Renzo Arbore, Renzo Piano testimone di nozze, la sua pur provocatoria iscrizione al Partito democratico per contendere la segreteria. “Per Beppe Salvini è un troglodita”. Punto

Il fondatore non ne ha mai fatto mistero, riservandogli schiaffoni ben distribuiti qua e là nei suoi spettacoli e nelle rare uscite pubbliche da quando ha fatto un passo indietro dalla guida del Movimento. Ma, al contempo, Di Maio e i suoi sono sempre stati consapevoli che Grillo avrebbe potuto spingersi ben più in là, che una parola piazzata bene in una delle fasi delicate di quest’anno di governo sarebbe potuta essere la palla di neve all’origine della valanga. Il crinale è sempre stato percorso con baldanza spericolata, con il rischio di...

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