Machiavelli, Palazzo Chigi e le altre stanze del potere. Il libro di Antonio Funiciello

sonia montrella

L'adulazione è la malattia mortale della leadership”. E non si tratta di un problema di oggi. E' uno dei fenomeni più difficili da sradicare in politica, che supera i secoli, arriva ai giorni nostri e mette in pericolo il ruolo stesso del politico. A mettere in guardia dall'adulazione è Antonio Funiciello con il suo ultimo libro "Il metodo Machiavelli. Il leader e i suoi consiglieri: come servire il potere e salvarsi l'anima”, pubblicato il 3 settembre da Rizzoli (256 pagg. – 16 euro). 

Giornalista, scrittore, capo di gabinetto quando presidente del Consiglio era Paolo Gentiloni, Funiciello parla da insider e propone un'analisi sul ruolo dei collaboratori, del consigliere e del braccio destro. Per farlo parte da lontano, dal primo staff della storia, quello dei dodici apostoli di Gesù, e arriva a oggi, riportando gli insegnamenti del più noto consigliere politico di tutti i tempi: Niccolò Machiavelli.
 
Salvini, Di Maio, Conte, Zingaretti: chi ha il consigliere migliore e chi il peggiore?
 
Non saprei perché è da un po' che sono lontano dalla politica. Mi sento di dire che sicuramente quello che è stato consigliato peggio è Matteo Salvini che ha mal gestito la situazione. E' possibile che tra i peccati dei suoi consiglieri vi sia anche l'adulazione.
 
Ci sono molte new entry in questo governo, quali accorgimenti devono adottare per muoversi a palazzo Chigi?
 
Palazzo Chigi è una struttura molto più fragile delle altre cancellerie europee perché è stata concepita cosi. A loro consiglio di rispettarla, di mostrare umiltà, e di trovarsi degli alleati nella struttura burocratica perché c'è tanta gente in gamba.
 
In una mappa ideale di Palazzo Chigi, quali sono le stanze che contano di più oltre a quella del premier?
 
In questo Palazzo Chigi è simile alle altre sedi di governo estere. Se guardiamo la mappa della Casa Bianca è sorprendentemente simile a quella di Palazzo Chigi. Sicuramente le stanze più importanti sono quelle vicine al premier che giocano un ruolo sia di protezione sia di filtro. 











Quanto è importante il ruolo dei consiglieri del leader?
 
Il ruolo del consigliere è molto importante anche se sempre subordinato al leader. Così deve essere, per forza di cose e per la buona riuscita del lavoro. Il leader deve potersi confrontare con persone di fiducia per allargare il proprio punto di vista e poi prendere la decisione più opportuna, decisione che spetta a lui soltanto. E affinché il leader svolga al meglio il proprio compito è bene che si circondi non di uno, ma di vari consiglieri. Meglio ancora se con competenze in campi diversi. Non è solo una questione di punti di vista, ma avere un solo consigliere è rischioso. Lo stesso Machiavelli metteva in guardia su questo aspetto perché se il leader non è abbastanza scaltro e il suo consigliere è molto furbo poterebbe verificarsi un ribaltamento dei ruoli. Oppure il leader potrebbe diventare una marionetta nelle mani del suo subalterno. Non di rado Bush figlio veniva sovrastato da Dick Cheney in alcune decisioni, soprattutto quelle militari, un campo in cui aveva sicuramente maggiori competenze rispetto al Presidente. Questo però non dovrebbe mai avvenire.


 
Chi è il consigliere perfetto e cosa non deve assolutamente fare?
 
Sono affezionato alla definizione che ne dà Louis Brownlow, scienziato politico della prima metà del secolo scorso. A lui si deve la creazione dell'Esecutive Office of the President sotto il governo Roosevelt. Brownlow diceva che gli uomini accanto a un leader devono necessariamente avere queste tre qualità: un'alta competenza in materia; una tenuta fisica eccezionale, perché il lavoro politico ti ammazza, e una passione per l'anonimato. Il consigliere politico deve sentirsi a suo agio nell'ombra perché nel momento in cui cerca di uscirne fa male il suo lavoro e danneggia il leader.



Qual è la cosa più difficile per un consigliere?

Sicuramente tenere a freno la propria passione. Machiavelli raccomanda il consigliere di essere moderato nelle proprie valutazioni, di non sposare alcuna causa “e dire la opinione sua sanza passione, e sanza passione con modestia difenderla”. I consiglieri politici hanno le proprie opinioni, i propri valori, ma quando svolgono attività istruttoria devono tenerli a bada. Il loro punto di vista deve essere sempre fondato sui fatti e sui dati, devono essere ben consapevoli che stanno fornendo uno strumento di valutazione a un'altra persona. I politici ci mettono la faccia - espressione che io trovo orrenda - il consigliere non lo fa, e questo aiuta. (AGI)

Lei definisce l'adulazione la malattia mortale della leadership. Verità a tutti i costi?
 
Verità a tutti i costi. Una volta che il leader ha fatto la sua scelta, il consigliere deve difendere quella linea, anche se diversa dalle proprie idee. E questo è un altro degli aspetti più difficili di questo mestiere. E' in questo che si vede il consigliere bravo. Sono bravi tutti a sostenere tesi che si condividono. I leader per forza di cose vivono in una bolla, i consiglieri no. Escono, parlano con la gente - dal manager al barista - si confrontano, raccolgono opinioni, mantengono il contatto col mondo reale. Chi adula il proprio leader fa una danno alla politica perché corrompe il processo decisionale e non svolge bene il suo lavoro. Ecco perché l'adulazione uccide la politica.
 
Qual è, dunque, la ricetta segreta per servire il potere e salvarsi l'anima?
 
La ricetta è quella di essere leali e non fedeli, dicendo la verità sempre e mantenendo il contatto con il leader non solo fisicamente ma anche con valori che rappresenta. 

Nel libro cita diversi consiglieri storici, dai 12 apostoli a Tommaso Moro passando per molti altri. Chi è il suo preferito?
 
Senza dubbio Louis Howe, consigliere di Franklin Delano Roosevelt, il politico che amo di più. Giornalista dell'Indiana, fu a lungo il braccio destro del Presidente. Gli rimase accanto anche nei momenti peggiori quando Roosevelt si ammalò di una grave forma di poliomielite che lo portò una paralisi quasi completa delle gambe. Howe incarna alla perfezione le tre caratteristiche citate da Brownlow: altissima capacità, tenuta fisica e una poetica passione per l'anonimato.