Macron riparte dall'indomabile Marsiglia. E giovedì incontra Draghi

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(Photo: LUDOVIC MARIN via Getty Images)
(Photo: LUDOVIC MARIN via Getty Images)

La corsa all’Eliseo per il presidente Emmanuel Macron ricomincia da Marsiglia. Ma la strada, al momento, sembra essere in salita, almeno a giudicare dai fischi con cui stato accolto il presidente nella “città focese”, dove rimarrà tre giorni per la visita più lunga mai fatta nel suo mandato. Macron cerca di presentare una soluzione ai problemi di una città che da anni aspetta una risposta concreta, ma al tempo stesso si cimenta nel primo test in vista della prossima campagna elettorale.

Nel corso della visita ci sarà anche il tempo di aprire una parentesi internazionale, con una cena prevista per giovedì sera con il premier Mario Draghi. Sul bilaterale l’Eliseo si è mostrato più abbottonato del solito. L’incontro avviene margine dell’apertura del Congresso mondiale della natura, dove Francia e Italia collaborano “in modo stretto nel quadro del Piano di azione per un Mediterraneo esemplare”, ha fatto sapere Parigi. Ma durante l’incontro si parlerà soprattutto di Afghanistan. È un incontro fra volenterosi, ossia tra coloro che hanno tentato iniziative di ricucitura a livello di comunità internazionale, senza trovare significativi risultati. L’Italia, presidente del G20, sta cercando di organizzare una riunione straordinaria ad hoc ma gli ostacoli per anche solo immaginare di convocare una riunione proficua sono tanti e difficili da superare. Macron dal canto suo si è visto rigettare la proposta di una “safe zone” a Kabul per agevolare le operazioni umanitarie dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. I due leader evocheranno sicuramente anche la gestione dei flussi migratori conseguenti alla crisi afghana. Un nuovo asse franco-italiano è quanto mai necessario, mentre la cancelliera Merkel giunge al termine del suo mandato. A suggellare questa nuova intesa ci sarà la firma del Trattato del Quirinale, che dopo anni di attesa dovrebbe arrivare alla fine dell’anno.

Ma la visita a Marsiglia serve a Macron soprattutto per dare una nuova spinta al suo mandato. Per il presidente francese si tratta dell’ennesima occasione utile per tornare sul tema della sicurezza, diventato ormai il suo cavallo di battaglia per contrastare la destra in vista delle prossime presidenziali. Dall’inizio del 2021 la guerra tra bande che si contendono il traffico di droga ha fatto quindici morti (tra cui alcuni minorenni), mentre la polizia sostiene di aver sventato 27 omicidi negli ultimi cinque anni. L’annuncio fatto a febbraio dal ministro dell’Interno Gerald Darmanin sull’invio di 300 nuovi agenti nei quartieri a nord della città non sembra aver smosso gli animi dei marsigliesi, che devono fare i conti con una serie di criticità diventate ormai strutturali.

Il crollo di due palazzi in rue d’Aubagne, nel cuore di Marsiglia, che nel 2018 ha provocato la morte di otto persone resta una ferita aperta per tutta la città, che ancora non ha ricevuto una risposta degna di questo nome. La maggior parte degli edifici scolastici versa in situazioni disastrose, nonostante i tanti appelli lanciati al ministero dell’Istruzione, mentre la parte nord resta un’enclave isolata dal resto della metropoli.

Un bilancio pesante, che obbliga il presidente ad una riflessione più ampia, alla quale bisognerà dare una “risposta globale”, secondo quanto riferito dall’Eliseo nei giorni scorsi. “Per la seconda città di Francia bisogna inventare nuove soluzioni”, ha detto il capo dello Stato in un’intrvista rilasciata a France 3.

In quest’ottica Macron ha pronto un piano ribattezzato “Marsiglia in grande”, che passa per un rilancio di vari settori come quelli dell’istruzione, dell’alloggio, delle infrastrutture e della mobilità. Una ricostruzione a partire dalle fondamenta, per trasformare nel prossimo decennio la città in una “capitale del Mediterraneo”, come previsto dallo stesso Macron a maggio in un’intervista rilasciata a Zadig. Una promessa, come ne sono già state fatte tante dai precedenti governi. Questa volta, però, Macron cerca di cambiare approccio. La risposta non arriverà da Parigi, la capitale che dalla rivale Marsiglia dista “solo” 800 chilometri, ma che in realtà è lontana anni luce. La ricostruzione deve essere gestita localmente, con la collaborazione dello Stato.

In questo senso risulta fondamentale il dialogo tra Macron e il sindaco socialista Benoit Payan, arrivato alla guida di Marsiglia dopo la breve parentesi dell’ambientalista Michèle Rubirola, succeduta al “regno” di Jean-Claude Gaudin, l’ormai ex primo cittadino di destra che lo scorso anno ha messo fine ad un mandato durato 25 anni. Secondo i rispettivi entourage, Macron e Payan si sono trovati d’accordo nel gestire i finanziamenti attraverso delle strutture locali create ad hoc, in collaborazione con il governo. Un modo per sfumare il centralismo parigino e dare maggiore responsabilità ai territori, che troppo spesso si sentono gestiti da un potere centralizzato di stampo napoleonico, percepito distante e insensibile ai problemi dei cittadini. Macron sfrutta così l’esperienza marsigliese per ricucire lo strappo consumatosi durante la crisi dei gilet gialli, che ha fatto esplodere quelle “fratture” latenti aprendo una crisi mai vista prima nella Quinta Repubblica.

Resta però una domanda: “Perché solo oggi?”. La visita organizzata ad otto mesi dalle presidenziali, quasi al termine del mandato, presta il fianco alle opposizioni, che da destra a sinistra denunciano la strumentalizzazione politica della crisi marsigliese. Un tempismo perfetto, verrebbe da dire, per un’iniziativa che appare come un test elettorale.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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