Macron, Scholz e Draghi arrivati a Kiev in segno di solidarietà

Il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente del Consiglio Mario Draghi in viaggio verso Kiev

KIEV (Reuters) - Il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente del Consiglio Mario Draghi sono arrivati a Kiev per mostrare il loro sostegno comune all'Ucraina assediata dalla Russia.

L'arrivo dei tre leader nella capitale ucraina dopo un viaggio con un treno notturno è stato comunicato dall'ufficio presidenziale francese.

L'ambasciatore francese a Kiev, Etienne de Poncins, aveva pubblicato stamani sul proprio account Twitter una foto scattata da la Repubblica dei tre leader in viaggio

BFM TV ha mostrato in diretta l'arrivo del treno notturno nella capitale ucraina.

L'organizzazione della visita dei tre leader europei è durata settimane e i tre sperano di riuscire a superare le critiche che l'Ucraina ha rivolto ai tre maggiori paesi europei per la risposta alla guerra.

Kiev ha criticato Francia, Germania e, in misura minore, l'Italia, per quello che ritiene essere un supporto non pieno all'Ucraina, accusandoli in particolare di essere stati lenti nel consegnare le armi e di anteporre la propria prosperità alla libertà e alla sicurezza dell'Ucraina.

"È un momento importante. È un messaggio di unità che inviamo agli ucraini", ha dichiarato Macron al suo arrivo a Kiev.

Alla domanda sul perché della visita oggi, un funzionario dell'Eliseo ha detto di avere considerata opportuna una visita prima del vertice UE della prossima settimana, in cui si discuterà della richiesta di adesione di Kiyv al blocco dei 27 Stati.

La Commissione Ue dovrebbe formulare venerdì una raccomandazione sullo status dell'Ucraina come candidato Ue, una questione verso cui i maggiori Paesi europei si sono dimostrati tiepidi.

"Bisogna trovare un equilibrio tra le naturali aspirazioni dell'Ucraina a (entrare) nella Ue in un momento molto particolare, e l'attenzione a tutti i Paesi che hanno già lo status di candidato e sono bloccati nei negoziati, e il fatto che non dobbiamo destabilizzare la Ue o dividerla", ha detto un funzionario dell'Eliseo

(Tradotto da Luca Fratangelo, Andrea Mandalà, editing Stefano Bernabei)

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