Mafia: 50 anni omicidio Scaglione, mercoledì intitolati Atrio e aule palazzo Gravina a Palermo (2)

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(Adnkronos) – In particolare, con riferimento alla strage di Portella della Ginestra del 1 maggio 1947, il Pubblico ministero Pietro Scaglione, nel 1953, definì l’uccisione dei contadini come un “delitto infame, ripugnante e abominevole” e accreditò come principali moventi: la “difesa del latifondo e dei latifondisti”; la lotta “ad oltranza” contro il comunismo che Salvatore Giuliano “mostrò sempre di odiare e di osteggiare”; la volontà da parte degli autori di accreditarsi come “i debellatori del comunismo”, per poi ottenere l’amnistia; la volontà di “usurpazione dei poteri di polizia devoluti allo Stato”; la “punizione” contro i contadini che allontanavano i banditi dalle campagne e occupavano le terre.

Nella requisitoria del 1956 sull’omicidio del sindacalista Salvatore Carnevale, il pubblico ministero Scaglione esaltò la figura della vittima e le lotte contadine, parlò di “febbre della terra” e scrisse che l’attività di Carnevale era temuta da coloro che avevano interesse al mantenimento del sistema latifondista e del potere mafioso. Assunta nel 1962 la carica di Procuratore capo della Repubblica di Palermo, il 30 giugno del 1963 fu, tra i primi a recarsi a Ciaculli, dove una Giulietta Alfa Romeo, carica di esplosivo era deflagrata causando la morte di 7 appartenenti alle forze di polizia e all’Esercito. In quella drammatica occasione, ad un Generale dell’Esercito, che invocava l’applicazione della legge marziale, replicò che i responsabili della efferata strage sarebbero stati perseguiti nell’osservanza delle regole e delle garanzie dello Stato di diritto.

Successivamente, infatti, la Procura della Repubblica, diretta da Pietro Scaglione e l’Ufficio istruzione penale del Tribunale, con il giudice istruttore Cesare Terranova, svolsero una intensa e efficace attività investigativa che portò al risultato di “scardinare e disperdere le organizzazioni mafiose” e allo “scioglimento della Commissione provinciale di Cosa Nostra”, come si legge negli Atti della Commissione parlamentare antimafia e del Maxi processo degli anni 80.