Mafia: 50 anni omicidio Scaglione, mercoledì intitolati Atrio e aule palazzo Gravina a Palermo (4)

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(Adnkronos) – Ed ancora, "a partire dagli anni settanta – come Paolo Borsellino affermò (in La Sicilia, 2 febbraio 1987, p. 1; e in L'Ora, 2 febbraio 1987, p. 10) – – la mafia condusse una campagna d’eliminazione sistematica degli investigatori che intuirono qualcosa. Le cosche sapevano che erano isolati, che dietro di loro non c’era lo Stato e che la loro morte avrebbe ritardato le scoperte. Isolati, uccisi, quegli uomini furono persino calunniati. Accadde così per Scaglione […]".

In questo contesto, "l’uccisione di Pietro Scaglione, Procuratore della Repubblica di Palermo – come affermò infine Giovanni Falcone – aveva, comunque, lo scopo di dimostrare a tutti che “Cosa nostra” non soltanto non era stata intimidita dalla repressione giudiziaria, ma che era sempre pronta a colpire chiunque ostacolasse il suo cammino".

Peraltro, il Procuratore Scaglione anticipò di circa 25 anni gli elementi costitutivi del delitto di associazione di tipo mafioso che, solo nel 1982, saranno codificati nel nuovo art. 416-bis del codice penale, introdotto dalla legge Rognoni-La Torre. Nel lontano 1957, infatti, nelle requisitorie relative al delitto Pisciotta scrisse: “La mafia è una potente e mastodontica organizzazione criminale, che purtroppo ancora vive e prospera specialmente nelle nostre campagne ed ai margini delle proprietà terriera imponendo la propria legge che è la legge della violenza, dell’omertà e della prepotenza.”. Ed ancora, nel 1969, in un documento inviato alla Commissione parlamentare antimafia Scaglione definì la mafia come “una mastodontica e tenebrosa organizzazione delinquenziale, viva ed operante come gigantesca piovra, che stende ovunque i suoi micidiali tentacoli e tutto travolge per soddisfare la sua sete insaziabile di denaro e predominio”.