Mafia, al via il processo per minacce al giornalista... -2-

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Roma, 10 feb. (askanews) - "Difficilmente dimenticherò la giornata di oggi. Avevo dormito poco la scorsa notte, non esistono i 'super uomini', e comunque io certamente non sono uno di loro. Sono solo un giornalista che ha tentato di raccontare un territorio e dare nomi e cognomi ai mafiosi, denunciando le loro malefatte, i loro sporchi affari, ed invitando a denunciare i cittadini". Così scrive il vicedirettore dell'Agi, Paolo Borrometi in un post su Facebook. "Ogni volta che vado a testimoniare in Tribunale è difficilissimo, ma oggi è stato incredibile - continua - Le minacce di morte del capomafia di Pachino, Salvatore Giuliano e del figlio Gabriele. Quella paura matta".

Borrometi poi spiega: "Pensate a trovarvi per un'ora e mezza con il capomafia che ti guarda, ti scruta. Un'ora e mezza di domande e la stanchezza di chi è vittima ed a tratti viene trattato da alcuni avvocati degli imputati come l'imputato. Ma credo fortemente nella Giustizia, nella sacralità delle Aule di Tribunale e di chi amministra Giustizia. Ma la stanchezza è tanta. Sognavo di fare il giornalista, non di ritrovarmi per la nona volta a testimoniare in una fredda aula di Giustizia".

E quindi "nell'ennesimo processo - ho perso il conto - per minacce di morte. Stiamoci accanto, facciamo squadra. Grazie a chi c'è stato, a Vittorio che ha rappresentato la FNSI e tutti i colleghi ed amici presenti. Grazie a Voi, che mi avete riempito di messaggi d'affetto. Eppure oggi ne sono sempre più convinto: da soli siamo nulla, insieme ce la possiamo fare".