Mafia Capitale, la Cassazione: "Non fu associazione mafiosa"

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La Corte di Cassazione ha dichiarato esclusa l'associazione mafiosa nel processo "Mondo di mezzo", ribattezzato Mafia Capitale la sentenza d'appello che aveva invece riconosciuto l'articolo 416 bis. Cadono anche molte delle accuse contestate a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati e altri 30 imputati.

Ora servirà un nuovo processo d'appello per ricalcolare le loro pene visto che oggi è stata esclusa l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, riqualificata dalla Suprema Corte in associazione a delinquere 'semplice'.

"Non fu mafia"

La sentenza della Cassazione sul procedimento Mafia Capitale è arrivata nella tarda serata del 22 ottobre. La procura generale della Suprema Corte aveva chiesto la conferma delle condanne di Appello, che riconobbero per Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e i loro collaboratori le accuse di aggravante mafiosa ex articolo 416 bis, ma il verdetto è stato diverso.

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Erano 32 gli imputati giudicati dalla sesta sezione penale della Cassazione, 17 dei quali hanno condanne per reati di mafia. La pubblica accusa chiedeva la conferma per tutti, tranne per il caso del benzinaio di corso Francia, Roberto Lacopo, condannato a 8 anni in appello, per il quale si è chiesto un nuovo processo.

La sentenza di Appello dell'11 settembre 2018, aveva ribaltato il primo grado che non aveva riconosciuto le accuse di mafia: Salvatore Buzzi e Massimo Carminati e altre 16 persone, una delle quali morta di recente, erano state riconosciute colpevoli di reati di mafia. L'imprenditore è stato condannato a 18 anni e quattro mesi, l'ex Nar a 14 anni e mezzo, e l'ammontare complessivo delle pene per i 43 imputati, otto dei quali assolti, aveva raggiunto quasi i 200 anni di carcere.

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Il sistema Carminati

Carminati, Buzzi e i loro collaboratori si muovevano "con un nuovo sistema anche con metodi criminali solitamente non violenti nei rapporti con la pubblica amministrazione perché in quel contesto bastava corrompere". "Usavano la violenza quando era necessario e grazie alla corruzione gestivano il potere politico con fini criminali" sosteneva l'accusa. Ma le toghe di piazza Cavour non sono state dello stesso avviso.

“A Roma sistema marcio, non mafia”

"Buzzi su mia indicazione aveva ammesso alcune delle contestazioni. A Roma c'era un sistema marcio e corrotto e la sentenza di primo grado l'ha riconosciuto. La procura ha provato a sostenere la mafia. La Cassazione ha detto quello che avevamo sostenuto fin dall'inizio", ha dichiarato l'avvocato Alessandro Diddi, difensore di Salvatore Buzzi, uscendo dall’Aula.

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Raggi: “Confermato sodalizio criminale”

"Questa sentenza conferma comunque il sodalizio criminale. È stata scritta una pagina molto buia della storia di questa città. Lavoriamo insieme ai romani per risorgere dalle macerie che ci hanno lasciato, seguendo un percorso di legalità e diritti. Una cosa voglio dire ai cittadini onesti: andiamo avanti a testa alta", ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, dopo la decisione della Cassazione.

“Le sentenze si rispettano, ma restano i dubbi, le perplessità - ha twittato Luigi Di Maio - E non solo: resta una ferita profonda per Roma e per i romani. Per me la mafia, prima ancora dei profili giudiziari, è un atteggiamento”.

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Salvini: “Che associazione era, volontariato?”

"Non era un'associazione mafiosa? E quindi che era, un'associazione di volontariato?", ha commentato il leader della Lega Matteo Salvini, ospite a Porta a Porta.

"Giustizia è fatta. Ho pianto a dirotto per la tensione e l'emozione. Forza Luca! Gramazio libero! Tiratelo fuori! Raggi dimettiti! No allo sciacallaggio politico", ha invece affermato Francesco Giro, senatore di Forza Italia.

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