Mafia Capitale, Procura Generale ricorre su scarcerazione Buzzi

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La Procura generale della Corte d’appello di Roma ha presentato ricorso contro la scarcerazione di Salvatore Buzzi, messo ai domiciliari lo scorso dicembre dopo 5 anni di carcere in seguito all'istanza presentata dai suoi legali alla luce della sentenza della Cassazione sul processo Mafia Capitale che ha fatto cadere l'accusa di mafia. Buzzi dal canto suo oggi ha ricusato il collegio del Riesame, presieduto da Bruno Azzolini, che avrebbe dovuto valutare il ricorso ma che in passato si era già espresso nei confronti dell’ex ‘ras’ delle cooperative, confermando di fatto l’impianto accusatorio. "A seguito di verifica presso la cancelleria i miei difensori hanno potuto apprendere che il collegio che deciderà sugli appelli è il presidente Bruno Azzolini - si legge nella dichiarazione di ricusazione - lo stesso magistrato che, in qualità di presidente ed estensore, si è espresso sulla mia vicenda cautelare diverse volte (…) con affermazioni e considerazioni che reputo gravemente lesive per la mia persona e, comunque, testimonianza del grave pregiudizio che il dottor Azzolini nutre nei miei confronti". 

"I provvedimenti cautelari per Salvatore Buzzi, dall’inizio del processo sul 'Mondo di Mezzo' sono sempre stati decisi dal presidente Bruno Azzolini, che ha espresso giudizi morali e personali nei suoi confronti, per questo Buzzi non intende essere giudicato da un magistrato che non ha un giudizio imparziale verso di lui". Lo affermano i difensori dell’ex ‘ras’ delle cooperative, gli avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, commentando la richiesta di ricusazione verso il collegio del Riesame presieduto da Azzolini. "La dimostrazione è che l’appello per rimandare Buzzi in carcere è stato fissato in 25 giorni - aggiungono i legali - mentre normalmente passano 4 mesi". Buzzi ha quindi presentato un esposto contro il presidente del Collegio del Riesame Azzolini. La denuncia, presentata a Perugia, il cui tribunale è titolare per le indagini sui colleghi romani, ipotizza il reato di falso ideologico.