Mafia Capitale, Salvatore Buzzi presenta richiesta di scarcerazione

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La richiesta di scarcerazione è stata presentata da Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, legali di Salvatore Buzzi, uno dei protagonisti dell’inchiesta su Mafia Capitale. L’istanza è stata avanzata dopo che la Cassazione ha emesso la sentenza con cui è caduta l’accusa di mafia. L’avvocato chiede che il suo assistito lasci il carcere di Tolmezzo, dove è attualmente detenuto, per essere destinato ai domiciliari.

Mafia Capitale, le parole di Salvatore Buzzi

L’incubo è finito“: così Salvatore Buzzi, in carcere per Mafia Capitale, ha commentato la sentenza della Cassazione. “Voglio uscire da questo inferno dietro le sbarre e tornare a casa. Dopo oltre quattro anno vedo di nuovo la luce, ho un futuro davanti a me”. Buzzi non nasconde di essere “emozionato e incredulo. Sotto sotto ci speravo, anche se si era creata una situazione surreale perché avevano costruito giudiziariamente e mediaticamente un’immagine distorta. La Cassazione, al contrario dei magistrati della Procura, mi ha creduto. Io ho sbagliato, ho confessato e ho pagato tutto, mi vergogno di quello che ho fatto. Non chiedo pietà ma ora chiedo di riabbracciare mia moglie e mia figlia”.

La richiesta dell’avvocato

In un’intervista rilasciata ad Adnkronos, Diddi commenta l’intervento di Giuseppe Pignatone a proposito della sentenza della Cassazione sul cosiddetto Mondo di Mezzo e invita il procuratore a “fare una riflessione con se stesso per chiedersi se ha compreso i confini del 416 bis. Mi stupisce e non me lo sarei mai aspettato da un uomo che per tanti anni, con equilibrio, ha guidato la Procura di Roma. Davanti a questa sentenza avrebbe dovuto ammettere l’errore come hanno fatto alcuni suoi colleghi”.

La decisione della Cassazione deve essere rispettata, continua l’avvocato, così come “dopo la sentenza della Corte d’Appello fui redarguito, mi dicevano che le sentenze si rispettano. I miei assistiti hanno fatto da cavia in esperimenti giudiziari e si dovrebbe evitare che altri cittadini patiscano lo stesso per errate interpretazioni giuridiche”.