Mafia, condanne e assoluzioni per eredi di Riina e Provenzano

Mafia a Corleone

Nel processo che vede imputati membri della mafia di Corleone eredi di Riina e Provenzano, la sentenza di appello è sulla stessa scia di quella di primo grado. Gli arresti erano seguiti all’operazione “Grande Passo 4” che azzerò i clan mafiosi di parte della provincia di Palermo.

Mafia a Corleone: confermate 6 condanne e 3 assoluzioni

Erano nove in tutto le persone coinvolte, di cui 6 sono stati condannate (alcune con pena ridotta) e 3 assolte. Confermata innanzitutto la condanna a 14 anni e 10 mesi per Carmelo Gariffo, nipote di Provenzano che aveva tentato di tornare nel giro dopo la scarcerazione del 2014. Il suo punto di riferimento, lo zio Binu, si trovava però in carcere e non poteva sponsorizzarne il ritorno al potere. D’altra parte non poteva nemmeno scalzare il capo mafia Rosario Lo Bue senza autorizzazione. Così aveva optato per temporeggiare, cercando alleati e sfruttando la cattiva gestione delle finanze da parte dei Lo Bue.

Invariate anche le sentenze a carico di Bernardo Saporito (8 anni), autista di Gariffo, e di Vito Filippello (8 anni).

Cala, seppure di poco, la condanna di Leoluca Lo Bue, figlio di Rosario, che passa da 10 a 9 anni. Anche quella di Pietro Paolo Masaricchia subisce una riduzione. Il capomafia di Palazzo Adriano dovrà infatti scontare una pena di 8 anni e 4 mesi invece che di 9 anni e 8 mesi. Ad Antonino di Marco viene invece concesso il beneficio della continuazione con una precedente condanna, come chiesto dagli avvocati Antonio Di Lorenzo e Filippo Libero. Condannato in primo grado a 6 anni, la pena si riduce a 1 anno e 10 mesi. Sommando le due sentenze a suo carico, dovrà stare in carcere 13 anni e 10 mesi.

Confermate invece le assoluzioni per i cugini omonimi Francesco Geraci e Vincenzo Pellitteri.