Mafia: depistaggio Borsellino, il pentito e l'ombra dei Servizi segreti /Adnkronos (3)

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(Adnkronos) – Era il 15 settembre del 1998 quando Vincenzo Scarantino fece crollare l'impianto accusatorio messo in piedi dalla procura di Caltanissetta. Davanti ai giudici del processo bis, che si stava svolgendo a Como, Scarantino quel giorno si era rimangiato tutto e disse: "Io dell'omicidio di Borsellino sono innocente", mentre in passato si era accusato di aver procurato la Fiat 126 poi imbottita di tritolo che è costata la vita al giudice antimafia e ai cinque uomini della scorta. Grazie alle dichiarazioni di Scarantino, nella prima tranche del processo erano stati condannati all'ergastolo Pietro Scotto, Giuseppe Orofino e Salvatore Profeta. A lui stesso erano stati inflitti diciotto anni di carcere. Poi, solo successivamente, gli imputati accusati ingiustamente vennero assolti. "Dopo avere ascoltato le intercettazioni della moglie di Scotto – dice ancora Maniscaldi- abbiamo messo sotto controllo le utenze che facevano riferimento a Scarantino. Scoprimmo così che la moglie di Scarantino era andata via e si era portata anche la sorella. Il pm ci delegò un decreto di intercettazione".

Nel corso dell'udienza Maniscaldi ha anche parlato dell'archivio con i faldoni sulle indagini sulle stragi di Falcone e Borsellino. "Dove si trova?", gli ha chiesto l'avvocato dello Stato, Giuseppe La Spina. E il poliziotto: "In una stanza blindata nell'archivio della Squadra mobile, ma nel 1999 quando venne chiuse il gruppo, i documenti vennero portati in via Arimondi, da qui a Bagheria, poi sono ritornati alla Squadra mobile. E adesso sono in una stanza blindata. A meno che non si sia perso qualche faldone, è ancora tutto lì". Il processo proseguirà venerdì per sentire alcuni testi della difesa.