Mafia e rifiuti, Dia critica imprenditori funzionari e politici -2-

Cro/Ska

Roma, 17 gen. (askanews) - Per gli imprenditori produttori di scarti di lavorazione, far parte o meno del circuito illegale è una questione di scelta d'impresa. Decidere a chi affidare i materiali residui delle proprie attività produttive (se ad imprese che operano legalmente o a quelle che si arricchiscono con l'ecoreato) può fare la differenza: il ciclo illecito si alimenta di rifiuti 'fantasma' prodotti da aziende che ad esso si rivolgono per gli ampi margini di risparmio in termini di contenimento dei costi di smaltimento (voce passiva del bilancio aziendale), di elusione del pagamento di tributi e di falsa fatturazione, elementi di sicuro appeal per fasce imprenditoriali non trasparenti, a tutti gli effetti borderline.

Il fenomeno trova cassa di risonanza soprattutto in quei territori dove la produzione del rifiuto deriva da un'imprenditoria sommersa che opera totalmente in nero, per la quale lo smaltimento illegale risulta l'unica soluzione.

Anche per gli imprenditori che operano legalmente nel settore dei rifiuti (dalla raccolta allo smaltimento) è una questione di scelta: entrare nel circuito illegale, stabilmente o semplicemente lambendolo in modo occasionale, oppure rimanerne estranei. Il basso rischio e la facilità di guadagno si trasformano in un grave attentato alla libera concorrenza, considerato che commesse ed appalti vengono aggiudicati a società che, grazie alle loro condotte illecite, sono in grado di applicare prezzi inferiori a quelli di mercato.

Può fare la differenza anche scegliere (come cittadini, oltre che per scelta d'impresa) se sottostare o meno alle pressioni intimidatorie della criminalità: purtroppo non pochi sono stati i casi in cui l'imprenditore vittima di estorsione, anziché denunciare, ha preferito mettere la propria azienda a disposizione dei sodalizi, diventandone complice, certo dei margini superiori di guadagno derivanti dal mercato illecito del rifiuto.

La stessa facoltà di scelta vale anche per amministratori, funzionari pubblici e soggetti politici alla ricerca di consenso a qualunque costo, come osservato dalle innumerevoli inchieste degli ultimi anni, indipendentemente dal contesto territoriale: lo scioglimento dei Comuni è la prova della forza della corruttela, dove l'interesse personale (economico o per altre utilità) e la ricerca ad ogni costo del consenso politico diventano espressione di una mala gestio non più sostenibile.(Segue)