Mafia e rifiuti, Dia critica imprenditori funzionari e politici

Cro/Ska

Roma, 17 gen. (askanews) - La gestione illegale dei rifiuti è purtroppo in costante espansione ed oggi appare ancor più superfluo affermare quanto essa rappresenti uno dei settori di maggiore interesse per le organizzazioni criminali, attratte da profitti esponenziali e di difficile misurazione, se non per difetto. Lo si legge nella relazione semestrale al Parlamento della Direzione Investigativa Antimafia.

Se, per ragioni 'storiche', è alla camorra che deve essere riconosciuta una sorta di primogenitura nella gestione delle fasi più redditizie del ciclo dei rifiuti, col passare del tempo tutte le altre organizzazioni mafiose hanno trovato di grande utilità l'infiltrazione nel settore.

Ma se si attribuisse alla criminalità ambientale - ed, al ciclo illegale dei rifiuti, in particolare - unicamente una veste mafiosa, si correrebbe il rischio di distrarre l'attenzione dalla reale essenza di un fenomeno che si alimenta costantemente grazie all'azione famelica di imprenditori spregiudicati, amministratori pubblici privi di scrupoli e soggetti politici in cerca di consenso, nonché di broker, anche a vocazione internazionale, in grado di interloquire ad ogni livello.

Sicuramente, la minore percezione della pericolosità sociale degli ecoreati ha, nel tempo, giocato un ruolo importante. Oggi, quando si registra un indubbio progressivo aumento della coscienza e della sensibilità verso le problematiche ambientali, è tuttavia evidente che si è ancora lontani dal prendere posizioni forti e decise, diversamente da quanto avviene per altre forme di delittuosità, magari di più forte impatto mediatico ma che, in un quadro generale, comportano un danno sociale non superiore.

Ed allora è quanto mai opportuno effettuare, a tutti i livelli, scelte di civiltà e di assunzione di responsabilità, non dilazionabili, non rinviabili.(Segue)