Mafia e rifiuti, Dia critica imprenditori funzionari e politici -3-

Cro/Ska

Roma, 17 gen. (askanews) - Se fino a ieri, poi, l'attenzione mediatica è stata concentrata quasi unicamente verso le regioni del Sud, soprattutto a causa delle travagliate vicende campane, oggi l'asse cognitivo dell'opinione pubblica non può più essere distolto da quanto, da tempo, accade al Centro e nel Nord del Paese: in talune aree, ormai non più considerabili come isole felici - ove si assiste ad una ancora troppo lenta comprensione del fenomeno mafioso - i gruppi criminali trovano un brodo di coltura nutriente per la realizzazione di ecoreati, con le pesanti ricadute, in termini di costo sociale, che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi decenni. Le vicende connesse ai gravi episodi incendiari, che - ad esempio, in Lombardia - hanno riguardato capannoni ed aree colme di rifiuti, ne sono una testimonianza da non sottovalutare.

L'analisi delle attività di indagine concluse in tale ambito illecito è da mettere necessariamente in relazione con la situazione gestionale del ciclo dei rifiuti e le sue criticità: la filiera legale (disciplinata dal D. Lgs. 152/2006 - Codice dell'Ambiente) appare troppo lunga negli aspetti spazio-temporali e costringe il rifiuto, dalla produzione allo smaltimento, ad una forte mobilità sul territorio, non solo verso altre regioni - secondo direttrici che oramai non sono più univoche - ma anche verso l'estero.

La perdurante emergenza, che in alcune aree del Paese condiziona ed ostacola una corretta ed efficace gestione del ciclo dei rifiuti, vede tra le sue cause certamente l'assenza di un'idonea impiantistica, primi fra tutti i termovalorizzatori, che a livello regionale, o addirittura provinciale, avrebbe potuto consentire l'autosufficienza e la prossimità1901, come sancito dall'art 182 bis del D. Lgs. 152/2006. Significativa, si è già detto, la mancata realizzazione di impianti di smaltimento ad alto profilo tecnologico, sul modello di quelli già esistenti in molti altri Stati europei e soprattutto nelle stesse Capitali e, nel contempo, il mancato potenziamento delle ulteriori infrastrutture necessarie, a monte, per il riciclo di materia e la stabilizzazione della trattazione organica.

Una situazione che ha inevitabilmente determinato l'allungamento della filiera ed il mancato compimento del ciclo di gestione, demandando lo smaltimento di quasi tutti i rifiuti urbani al conferimento in discarica, che spesso avviene dopo un farraginoso e dispendioso iter di trattamento e trasporto.

In tale contesto, più è lunga la filiera, più le organizzazioni criminali riescono a trovare spazi di inserimento, sfruttando le situazioni emergenziali e contribuendo, con lo sversamento illegale nelle discariche abusive, all'inquinamento del patrimonio ambientale.(Segue)