Mafia: gen. Guarino, 'Cosa nostra voleva lista civica per influenzare scelte politiche'

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(di Elvira Terranova) - Una lista civica, con gli "uomini giusti" vicini a Cosa nostra, in vista delle elezioni amministrative di Misilmeri, piccolo centro alle porte di Palermo, con quasi tre anni di anticipo, con l'obiettivo di "infiltrare l'amministrazione comunale, con una lista di candidature che potesse alterare gli equilibri in favore delle esigenze di Cosa nostra". Una lista civica "con all'interno persone 'comode' per potere influenzare le scelte dell'amministrazione" e "avere dei vantaggi". A parlare, in una intervista all'Adnkronos, è il generale Arturo Guarino, Comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo, commentando l'operazione che all'alba di oggi ha portato all'arresto di otto persone, ritenute vicine ai boss del mandamento mafioso di Misilmeri e Belmonte Mezzagno. Le elezioni amministrative, previste la scorsa primavera, sono state poi rinviate a causa del Coronavirus al prossimo autunno. 

Dall'operazione antimafia, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, "emerge l'attività classica della famiglia di Cosa nostra sul territorio" con "minacce ed estorsioni per chi non si adegua", e le "imposizioni delle proprie scelte, la classica messa a posto" e la mediazione "tra le varie famiglie" per chi svolge lavori di edilizia sul territorio. Dall'inchiesta emergono infatti diversi casi di minacce ed estorsioni. 

Insomma, dall'operazione antimafia "emerge un classico spaccato" di Cosa nostra con "le minacce e per chi non si adegua". Uno spaccato che il Comando provinciale dei Carabinieri di Palermo sta monitorando da diverso tempo "con grande attenzione". E da cui emerge che in quella zona "Cosa nostra è molto presente". Una zona dove negli ultimi anni si sono verificati anche diversi fatti di sangue.  

Anche in questo caso non si sono registrate collaborazioni da parte degli imprenditori vittime del pizzo, nella zona tra Belmonte Mezzagno e Misilmeri. "Non ci sono state denunce, purtroppo", spiega ancora il generale Arturo Guarino, "nessuno ha collaborato spontaneamente - dice - alcuni imprenditori, davanti all'evidenza dei fatti, hanno confermato di essere stati vittime del pizzo. La paura è nella mentalità della popolazione. Ma poi hanno ammesso tutto perché gli elementi di prova erano schiaccianti".  

In manette sono finiti: Salvatore Sciarabba, Claudio Nocilla, Stefano Casella, Giuseppe Bonanno e Alessandro Imparato. Un sesto provvedimento è a carico di Carlo Noto, l’imbianchino che avrebbe nella sua abitazione i summit mafiosi. Ma da due anni è negli Stati Uniti, dove si trova per lavoro, e quindi non è stato possibile eseguire l'ordinanza di custodia cautelare. Agli arresti domiciliari sono finiti Giuseppe Rizzo e Giuseppe Contorno.