Mafia, Grasso: da relazione Antimafia linee-guida su 4-bis

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Roma, 3 giu. (askanews) - La Relazione della Commissione parlamentare antimafia sul 4-bis dell'ordinamento penitenziario propone delle "linee guida ai magistrati sorveglianza per capire se c'è una completa rottura da parte dei detenuti per reati di mafia con le organizzazioni di provenienza". "Tutte linee guida da seguire con criteri severi e rigorosi dai giudici di sorveglianza attraverso elementi da acquisire attraverso la Procura nazionale Antimafia che si raccorda con le diverse Procure antimafia sul territorio". E' quanto ha spiegato oggi Pietro Grasso che ha preso la parola nel corso della conferenza stampa (on line) organizzata dal presidente dell'Antimafia Nicola Morra per illustrare alla stampa i contenuti della Relazione dell'organismo parlamentare sul 4-bis dopo i rilievi giunti sia a livello europeo (Cedu) che dalla Corte costituzionale.

Grasso ha ricordato la pericolosità delle diverse associazioni criminali mafiose, terroristiche o eversive che hanno "caratteristiche che si protraggono nel tempo per operare delitti". Da qui i regimi particolari di detenzione he, però, "nno debbono mai contrastare con le finalità rieducative della pena. La Corte costituzionale cerca questo equilibrio tra queste due esigenze", ha spiegato Grasso ricordando che la norma che rende necessario collaborazione per accedere ai benefici, è nata nel '91, prima della strage di Capaci, e comunque in piena emergenza stragista.

"Oggi le sentenze della Cedu e della Corte costituzionale hanno fatto prevalere le esigenze educative solo per i permessi premio come benefici carcerari ma tutti gli auditi in Commissione - ha spiegato Grasso - ci hanno detto che occorrerà estendere i benefici oltre i permessi premio. Da qui la necessità, che segnaliamo, di accertamenti rigorosi che debbono essere forniti dal condannato. La stessa Corte dice che non sono sufficienti elementi come la condotta esemplare nelle carceri da parte dei mafiosi e che la mera partecipazione al percorso partecipativo non è, da solo, elemento che faccia superare il fattore di pericolosità, così come la dissociazione dichiarata. Da qui le linee guida ai magistrati di sorveglianza per capire se c'è effettivamente una completa rottura con l'organizzazione di provenienza".

A parlare di "più rigorosi accertamenti per la concessione dei benefici da parte del tribunale di sorveglianza per gli appartenenti a organizzazioni di mafia o terrorismo", è stata anche la parlamentare Stefania Ascari che ha ricordato che da parte della Commissione antimafia viene indicata la strada della "richiesta della 'prova positiva' che grava sul condannato con specifiche prove sul suo mancato collegamento con le organizzazioni mafiose di provenienza, che non potrà limitarsi ad un percorso rieducativo o dissociativo ma che avrà bisogno di ulteriori elementi".