Mafia, maxioperazione a Palermo: 36 arresti tra cui la sorella dei boss Graviano

Palermo, 29 nov.- (Adnkronos/Ign) - Maxi blitz antimafia a Palermo. In tre operazioni congiunte Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza hanno arrestato all'alba di oggi 36 persone legate alla cosca di Brancaccio, un tempo feudo dei boss Filippo e Giuseppe Graviano, e dei mandamenti di San Lorenzo, Resuttana e Passo di Rigano. Per gli arrestati, le accuse sono di associazione mafiosa, estorsione e traffico di stupefacenti.

Dalle indagini è emerso il "tentativo di ricompattare Cosa Nostra" ha spiegato il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia. In particolare, il boss Giulio Caporrimo è ritenuto "un elemento di cerniera" che "stava avviando un'operazione di questo genere".

In manette è finito anche Calogero Di Stefano, un insospettabile pensionato dell'Amat, l'azienda trasporti di Palermo, ritenuto appartenente al clan di Tommaso Natale ma anche responsabile del movimento cristiano lavoratori, e Nunzia Graviano. La donna, sorella dei boss in cella per le stragi, per anni avrebbe svolto il ruolo di capocosca nel mandamento Branaccio di Palermo prendendo le redini della famiglia mafiosa. Secondo il pm che ha firmato il provvedimento di fermo, Nunzia, che viveva a Roma dove gestiva un bar nel quartiere africano, avrebbe dato "il suo consapevole e costante contributo ad attività che fin passato erano state seguite dai fratelli fino al loro arresto. Tra questi affari spiccano la gestione del patrimonio di natura illecita della famiglia mafiosa, contatti con i prestanome, riscossione dei proventi di natura illecita, autorizzazione all'apertura di esercizi commerciali, corresponsione di somme ai coassociati detenuti.

Dall'indagine del Ros emerge poi che i cosiddetti 'scappati', cioè i boss mafiosi palermitani appartenenti alla cosca dei perdenti nella guerra dei corleonesi e costretti a fuggire negli Stati Uniti, si riunivano periodicamente per parlare del futuro della cosca. Decisivo in questo senso un summit avvenuto lo scorso febbraio a Villa Pensabene alla presenza di numerosi boss mafiosi. "Al loro ritorno - spiegano gli inquirenti - mantenevano un profilo basso, ma nel frattempo hanno ritrovato un loro 'posto a tavola' recuprando il terreno perduto". Tra loro ci sono anche quattro fermati dai Carabinieri del Ros: Giovanni Bosco, Alfonso Gambino, Ignazio Mannino e Matteo Inzerillo. All'incontro partecipò anche il boss mafioso Giuseppe Calascibetta, ucciso lo scorso 19 settembre sotto la sua abitazione. Calascibetta venne ritratto all'incontro dello scorso inverno insieme con altri capimafia. Nei fotogrammi si vedono sia capi ma anche insospettabili. Oltre al boss Calascibetta parteciparono, tra gli altri, al summit Giulio Caporrimo, Cesare Lupo e Nino Sacco.

Dall'inchiesta è emerso anche che tra gli obiettivi dei boss c'era la realizzazione di grossi centri commerciali e il nuovo stadio che fa capo al Presidente del Palermo calcio, Maurizio Zamparini. In particolare, come emerge dalle intercettazioni, Caporrimo grazie un suo fedelissimo, Giovanni Li Causi, il gestore del bar dello stadio di Palermo, anche quest'ultimo in manette, voleva decidere quali ditte avrebbero ottenuto subappalti per la realizzazione del nuovo stadio. Li Causi, come spiegano gli investigatori, avrebbe tentato di avere informazioni anche attraverso l'autista di Zamparini, che era però all'oscuro del ruolo svolto da Li Causi. "L'autista - dice il Procuratore capo Francesco Messineo - è estraneo alla vicenda".

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