Mafia, pg Salvi: capacità resistenza a repressione Stato

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Roma, 31 gen. (askanews) - "Cosa nostra sta manifestando la propria capacità di resistenza rispetto all'attività di repressione da parte degli organi dello Stato, nonostante le difficoltà derivanti dalla scomparsa del vertice supremo". Lo spiega nella relazione di apertura dell'anno giudiziario il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi. In un contesto funzionale alla sempre più consolidata 'strategia della sommersione´ - ha detto Salvi - "va rilevata la perdurante capacità dell'associazione di condizionare le scelte amministrative e politiche degli enti territoriali" mentre "si deve prendere atto del mancato incremento delle denunce da parte delle vittime di estorsione, nonostante la incessante attività di alcune associazioni antiracket che continuano ad agire sul territorio".

"Nei rapporti con la pubblica amministrazione - continua il pg - laddove non riesce l'infiltrazione diretta, anziché ricorrere agli omicidi Cosa nostra preferisce sviluppare i propri rapporti attraverso la corruzione". E "luogo privilegiato dove tessere relazioni e intrattenere rapporti con esponenti politici locali e nazionali, con imprenditori, con professionisti, con pubblici amministratori, sono i circuiti massonici, che operano come stanza di compensazione nella quale realizzare l'ibridazione fra l'economia illegale e quella legale, trattare affari, ottenere incarichi, pilotare appalti, finanche 'aggiustare´ processi». «L'influenza di Cosa nostra sul sistema economico e sociale - ricorda ancora la relazione - si manifesta anche nell'ambito del fenomeno migratorio, con riguardo alle fasi di allocazione e sistemazione logistica degli immigrati".

E poi "in termini più complessivi, si può affermare una massiccia presenza della 'Ndrangheta in Piemonte che attua, sul territorio, precisi modelli operativi: si dedica ai tradizionali affari criminali, e dunque realizza estorsioni, usura, traffico di stupefacenti, delitti contro la persona, recupero crediti con modalità intimidatorie, ma soprattutto essa mira ad acquisire il controllo di attività economiche legali, nonché a condizionare le competizioni elettorali a livello locale, nella consapevolezza che i soggetti 'sponsorizzati', una volta eletti, saranno disponibili a realizzare le aspettative degli appartenenti al sodalizio mafioso, favorendoli nell'assegnazione di appalti e affidamenti, nel rilascio di concessioni e autorizzazioni, nel controllo di settori di attività pubbliche e così via".

E "tale modello di condotta è particolarmente incisivo e pericoloso, in quanto consente alla criminalità organizzata di mimetizzarsi ed infiltrarsi nella pubblica amministrazione e nell'imprenditoria, alterando da un lato i principi di legalità, imparzialità e trasparenza dell'azione amministrativa, e dall'altro quelli della libertà di iniziativa economica e della libera concorrenza; consente altresì alle organizzazioni di rafforzare la loro capacità economica, di acquisire competenze professionali, di alimentare la c.d. area grigia - ovvero le relazioni con il mondo politico, imprenditoriale ed economico - che rappresenta il core business della mafia".