**Mafia: processo Trattativa, per la difesa è 'una favoletta inventata'/Adnkronos** (3)

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(Adnkronos) – “Non è dimostrato in alcun modo, da nessuno, che dal versante governativo, nel corso di questi 25 anni di processi, ci sia stato un solo provvedimento legislativo, una norma, un codicillo varato dal governo Berlusconi favorevole a Cosa nostra”, dice la difesa. Sempre per i difensori, i collaboratori di giustizia sarebbero tutti “inattendibili”, a partire da Brusca – “ricorda le cose dopo aver letto le sentenze”, per finire a Francesco Squillaci e Salvatore Cucuzza. Pietro Riggio, invece, sarebbe addirittura “un esempio di scuola di inattendibilità”. Per la difesa degli ex alti ufficiali del Ros, da Mario Mori ad Antonio Subranni, fino a Giuseppe De Donno, l'assoluzione dell'ex ministro Calogero Mannino, che era stato giudicato in un processo stralcio e assolto definitivamente per gli stessi caòi di imputazione, "comporta quella degli ufficiali del Ros”. Mentre la sentenza di primo grado è ritenuta "fallace sulla minaccia al Governo con almeno cinque salti logici”.

Per l'avvocato Basilio Milio il reato contestato non è quello della “trattativa”, la prova della minaccia è inesistente. “La minaccia deve avere un intento minatorio – ha detto più volte il legale – secondo l'accusa sarebbe stata fatta nel 1993. Quando l'ex ministro Calogero Mannino, minacciato da Cosa nostra, incarica il generale Antonio Subranni (anche lui imputato ndr), che a sua volta incarica il generale Mario Mori che incarica il colonnello Giuseppe De Donno (imputato ndr), che vanno a parlare con Vito Ciancimino. Da lì, secondo l'accusa, nasce la trattativa che poi sfocia nella mancata proroga di oltre 300 detenuti al carcere duro del 41 bis". E nell'ultima udienza, lunedì, l'avvocato Milio ha ribadito che "Si continua a parlare del favoreggiamento di Provenzano, da cui Mori è stato assolto in via definitiva, e lo si inquadra nella cosiddetta trattativa. Il ne bis in idem è evidente dunque”.

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