Mafia, scorta alla testimone di giustizia nella lotta al clan Madonia

Mafia, scorta alla testimone di giustizia nella lotta al clan Madonia

E’ stata riassegnata la scorta alla testimone di giustizia Valeria Grasso nella sua lotta alla mafia. Nonostante la sua costante battaglia contro il clan Madonia, lo scorso 23 novembre le era stato revocato il servizio di protezione. La testimone Grasso aveva commentato con grande amarezza: “Nell’epoca in cui il Ministro dell’Interno è una donna, e alla vigilia della Giornata contro la violenza sulle donne, vengo lasciata sola, anche nel mio impegno contro la criminalità e la mafia che mi vede tutt’oggi in prima linea nella sensibilizzazione pubblica a sostegno della legalità e della giustizia perché, l’ho dichiarato più volte, mi sento una donna dello Stato piuttosto che vittima della mafia“.

Mafia, assegnata la scorta alla testimone di giustizia

Nella giornata del primo dicembre, il comandante Luca Nuzzo del Nucleo scorte, ha consegnato a Valeria Grasso una comunicazione in cui era prevista la riassegnazione della scorta dopo quanto accaduto a novembre: “L’ufficio centrale Interforze per la Sicurezza Personale ha determinato nei confronti della Signoria vostra la rimodulazione del dispositivo di tutela da assicurarsi su tutto il territorio nazionale“. Valeria è davvero in prima linea nella lotta alla mafia, grazie al suo intervento diversi membri del clan Madonia sono stati arrestati e il suo impegno non era certo scemato dopo la revoca del 23 novembre. Le prime dichiarazioni rilasciate dalla Grasso dopo la riassegnazione della scorta sono un attacco diretto al mondo della politica, accusato per il suo silenzio assordante: “Mi ha sorpreso il silenzio della politica, forse perché è un tema imbarazzante sul quale ha precise responsabilità“.

Valeria Grasso ha voluto anche lanciare un appello allo Stato, nella speranza che possa essere riviste alcune modalità di assegnazione della scorta al fine di tutelare coloro che combattono per assicurare la legalità nel nostro Paese: “Bisogna mantenere l’impegno pubblicamente preso nei confronti delle associazioni dei testimoni di giustizia e di tutti coloro che sono minacciati dalla mafia e dalla criminalità perché le istituzioni, come priorità, rivedano le modalità di revoca della protezione nel nostro Paese. Bisogna garantire e tutelare chi denuncia mettendo a rischio sé stesso e la propria famiglia per assicurare la giustizia e la legalità nel nostro Paese. Le minacce alla vita delle persone non hanno scadenza. Non si risparmia sulla sicurezza della gente per bene, su magistrati, testimoni di giustizia, cittadini al servizio dello Stato e sulle forze dell’Ordine“.