Mafie, Dia: operazioni finanziarie sospette, nel 2018 46,3% a Nord

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Roma, 19 lug. (askanews) - Nel 2018 è nelle regioni del Nord Italia che si è concentrato il maggior numero di operazioni finanziarie sospette legate alle attività della criminalità organizzata: "Può essere indicativo di una mafia liquida che investe in questa parte del Paese in maniera occulta, utilizzando per i proprio scopi criminali delle teste di legno. Una mafia latente che potrebbe, in prospettiva, manifestarsi con caratteri più evidenti". È quanto spiega la Direzione investigativa antimafia nell'ultima relazione semestrale (2° semestre 2018) al Parlamento, pubblicata oggi.

Su un totale di 103.576 operazioni finanziarie sospette - che nel 2018 sono risultate di "interesse istituzionale" per la Dia - il 46,3% (47.909) è stato realizzato nelle regioni del Nord, il 33,8% (35.034) nelle regioni del Sud, mentre il 18,7% (19.396) nelle regioni del Centro Italia.

"È evidente come in questo caso siano le regioni del Nord a prevalere. Le ragioni di questo sbilanciamento - spiega la Dia - vanno rintracciate innanzitutto nel fatto che gli investimenti effettuati dalle mafie nelle aree più produttive del Paese vengono realizzati, nella maggior parte dei casi, attraverso dei prestanome. Gli indicatori di anomalia che emergono dalle operazioni finanziarie sospette tracciano, infatti, il profilo di soggetti, spesso imprenditori in difficoltà finanziaria, che per acquisire maggiore competitività si mettono a servizio delle organizzazioni mafiose. Non va infine trascurata la circostanza che, in molte realtà del Sud Italia operano Istituti di credito di piccole dimensioni, in alcuni casi addirittura mono-sportello, verso i quali i mafiosi potrebbero esercitare una pressione tale, da rendere difficoltosa per l'operatore della banca l'effettuazione di una segnalazione di operazione sospetta".