Le mosse dei magistrati di Milano su ArcelorMittal

Manuela D'Alessandro

Si fa sempre più severo lo sguardo della giustizia milanese su ArcelorMittal. Sia di quella civile che invita la multinazionale a non spegnere gli altiforni in attesa che si definisca la causa, sia di quella penale che individua in alcuni reati fallimentari e nell'ipotesi di false comunicazioni al mercato le contestazioni al momento ancora a carico di ignoti.

Mentre, con una mossa a sorpresa, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riceve i sindacati sulla vicenda, il passo dei magistrati è spedito. A quanto si è appreso, il giudice civile Claudio Marangoni deciderà entro il 4 dicembre sul ricorso d'urgenza presentato dai commissari straordinari della ex Ilva secondo i quali Arcelor Mittal si sarebbe resa responsabile di "un inadempimento plateale e conclamato" del contratto d'affitto con "danni incalcolabili all'economia". Non una data casuale: proprio quel giorno, la società franco-indiana ha minacciato di far calare la notte sull'acciaieria, con lo spegnimento degli impianti.

Nel decreto di fissazione dell'udienza per discutere il caso, fissata al 27 novembre, il giudice invita le parti - ma il termine è un eufemismo visto che un eventuale comportamento contrario influenzerebbe l'esito della causa - "a non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti".

Entro il 25 novembre Arcerlor Mittal potrà replicare al ricorso, poi, dopo l'udienza, il giudice si riserverà per prendere una decisione prima della data fatidica. L'eventuale chiusura, stimano i commissari nel ricorso, impatterebbe "del 3,7% del Pil" nel Sud. Al momento, la presidenza del Consiglio non si è ancora costituita nella causa, a differenza della procura che sta portando avanti l'indagine aperta venerdì con slancio impetuoso.

Per tutto il giorno, si sono susseguiti interrogatori e riunioni negli uffici dei pm Stefano Civardi e Mauro Clerici che, coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, stanno portando avanti gli accertamenti con l'apporto della Guardia di Finanza. Sono state formulate anche le prime ipotesi di reato che riguardano i profili fallimentari e finanziari, un ambito distinto rispetto a quello della procura di Taranto che indaga per 'distruzione dei mezzi di produzione' in relazione a quello che i commissari definiscono la "dispersione del know-how aziendale, in pratica la morte del primo produttore siderurgico italiano e uno dei primi d'Europa".

Il piano B del governo

Se ArcelorMittal insiste nel voler lasciare Taranto, scattera' "l'amministrazione straordinaria, con un prestito ponte" da parte dello Stato per riportare l'azienda sul mercato entro un paio d'anni. È questo il piano B del governo, secondo quanto riferisce il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia alla trasmissione 'Circo Massimo' su Radio Capital. "C'eèl'amministrazione straordinaria che ha salvato l'Ilva dal crac dei Riva con un prestito ponte e con l'obiettivo di riportare entro uno-due anni, come previsto dalla legge, l'azienda sul mercato. Se fosse necessario lo rifaremo senza alcun problema".

"Speriamo che prevalga il buon senso, da una parte e dall'altra. Auspico che questa vicenda si possa risolvere quanto prima. Rimettere lo scudo penale è una precondizione per mettere l'azienda al tavolo e riaprire una trattativa a tutto tondo".