Mai così poche nascite dall'Unità d'Italia e record di morti dal dopoguerra

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AGI - Mai così poche nascite dall'Unità d'Italia, mai così tanti decessi dal secondo dopoguerra: al 31 dicembre 2020 i residenti nel nostro Paese sono 383.922 in meno rispetto all'inizio dell'anno (-0,6%): come se a 'sparire' fosse una città grande quanto Firenze.

L'ultimo report dell'Istat dà una drammatica misura di quanto l'effetto Covid abbia inciso sulle dinamiche demografiche del Paese. A partire dai nuovi arrivati: il record negativo segnato appena nel 2019 è stato subito ritoccato, con appena 404.104 tra fiocchi rosa e azzurri, quasi 16 mila in meno rispetto al 2019 (-3,8%).

Un calo generalizzato in tutte le ripartizioni geografiche, più accentuato al Nord-ovest (-4,6%) e al Sud (-4,0%) ed accentuato nei mesi di novembre e soprattutto di dicembre (-10,3%), “il primo in cui – spiegano i ricercatori - si possono osservare eventuali effetti della prima ondata epidemica”.

Il boom di decessi

Di contro, i decessi sono stati quasi 112 mila in più (17,6%) rispetto al 2019: in termini assoluti, fanno 746.146 persone cancellate dall'anagrafe per morte. E' il numero più alto mai registrato dal secondo dopoguerra, con un aumento rispetto alla media dei cinque anni precedenti di oltre 100 mila unità.

Dall'inizio della pandemia a fine anno si è osservato un eccesso di morti del 21% rispetto alla media dello stesso periodo dell'ultimo quinquennio, con un incremento concentrato nelle regioni del Nord (+61,1%), dove si sono sfiorate punte del +95% a marzo e del +75% ad aprile. A pagare il prezzo più alto la Lombardia (+111,8%).

Sei anni di declimo demografico

"Il declino demografico avviatosi dal 2015 – spiega l'Istat - è stato accentuato dagli effetti dell'epidemia Covid-19. Alle conseguenze dirette del virus dovute ai decessi si sono aggiunte le ripercussioni che le misure, volte a contenere la diffusione dei contagi, hanno prodotto sulla vita delle persone: restrizioni di movimento, interruzione totale o parziale di attività lavorative, limitazione nel numero di partecipanti alle cerimonie".

Al 31 dicembre, i residenti sono 59.257.566, lo 0,6% in meno . E anche in questo caso, il bilancio più pesante è per il Nord. Se nel 2019 il deficit di popolazione era stato piuttosto contenuto sia nel Nord-ovest che nel Nord-est (rispettivamente -0,06% e -0,01%), nel corso del 2020 il Nord-ovest registra una perdita dello 0,7% e il Nord-est dello 0,4%.

Raddoppiato il deficit di popolazione

Il Centro vede raddoppiare in termini percentuali il deficit di popolazione (da -0,3% del 2019 a -0,6% del 2020) mentre il Sud e le Isole, piu' colpite dalla seconda ondata (da metà settembre), subiscono una perdita dello 0,7%, simile a quella del 2019, per effetto della tendenza allo spopolamento in atto da diversi anni.
A crollare sono anche i matrimoni: nell'anno della pandemia se ne sono celebrati 96.687, il 47,5% in meno rispetto al 2019. A diminuire soprattutto i matrimoni religiosi (-68,1%) mentre anche quelli civili registrano una perdita di quasi il 29%.
Anche le 1.527 unioni civili tra persone dello stesso sesso registrate nel 2020 mostrano una tendenza alla diminuzione: il 33,5% in meno rispetto all'anno precedente.