"Mai stampelle di Conte". Romani vuole un "berlusconismo senza Berlusconi"

“Il berlusconismo senza Berlusconi”. Ovvero, “preso atto che non è possibile recuperare l'eredità del Cavaliere dentro Forza Italia, bisogna continuare fuori” perché, tanto “lui è del tutto disinteressato a qualsiasi operazione di rilancio e di rinnovamento”. Lo sostiene Paolo Romani, una vita ad Arcore, tra partito e azienda e anche viceversa, ex ministro della comunicazioni, ex capogruppo al Senato di Forza Italia, in un colloquio con Il Foglio, nel corso del quale sostiene anche che a suo avviso Berlusconi “ha scelto di cedere tutto a Salvini”, tutta la sua eredità politica.

Per questo motivo Romani, che ora fa coppia con Giovanni Toti nel nuovo movimento del governatore ligure, lancia un appello e si rivolgere a tutti quelli che sono rimasti in FI, e che la pensano come lui, quindi anche a Mara Carfagna e a tutti i “preoccupati” di Forza Italia,  per porre fine alla “frammentazione” per far nascere “un'area laica, liberale e popolare” passando attraverso una fase “costituente dove ognuno porta il suo contributo”. Dunque un nuovo soggetto, “all'interno di una forza politica la cui leadership sia ‘contendibile'”. “Mi auguro  - dice Romani – che aderiscano tutti quelli che in questi mesi e anni, dentro Forza Italia, hanno manifestato pubblicamente malessere”.

"Grande malessere nel partito"

Poi Romani affina l'analisi: “Tutti capiscono che Forza Italia ha bisogno di un profondissimo rinnovamento, non solo in termini di classe dirigente ma anche di stile di comunicazione. La comunicazione è fatta da televisione, web e territorio. E bisogna adattarsi ai tempi. E la classe dirigente di Forza Italia deve poter emergere, ci sono tanti sindaci e amministratori in gamba. C'è grande malessere nel partito. E sia io sia Toti assistiamo con interesse a questi tormenti”.

Quindi conclude dicendo di lavorare a “un progetto di centrodestra, che mira a recuperare e rilanciare l'esperienza berlusconiana” perché “il berlusconismo è il bipolarismo funzionante, senza arzigogolii e divagazioni. C'è la destra e c'è la sinistra. Chi vince le elezioni governa”.