Malagò ha spiegato quella sua lettera al Cio sulla riforma del Coni

alberto ferrigolo

“Io sono obbligato a segnalare al Cio ogni possibile violazione della carta olimpica”. Si difende così in un'intervista a la Repubblica Giovanni Malagò, presidente del Coni, accusato nei giorni scorsi di aver scritto una “lettera al Cio” con la quale esprimeva le proprie perplessità sulle scelte del governo - ancora gialloverde – in materia di riforma dello sport, sottolineando – quale conseguenza – il rischio del ritiro del riconoscimento olimpico all'Italia e la mancata partecipazione ai giochi di Tokio 2020 oltre all'annullamento di Milano-Cortina 2026. “Avevo il preciso obbligo istituzionale di farlo” è sempre stata la linea di difesa di Malagò, per il quale qualcuno, soprattutto tra i 5 stelle, ha chiesto le sue dimissioni.

Nell'intervista Malagò racconta di aver scritto il 31 luglio al numero uno del Cio, Thomas Bach “spiegandogli che la riforma in discussione in Italia poneva una serie di problemi” e Bach “mi risponde via mail chiedendomi di inviare a MacLeod una copia della legge tradotta e una serie di spiegazioni”. “Cosa che faccio sei ore dopo”, aggiunge, “tutto qui”.

“Il Cio – aggiunge poi il presidente del Coni – si aspettava un decreto legge sul tema, per alcuni aspetti perfettamente sovrapponibile, della legge olimpica, quella che dobbiamo fare entro novembre per Milano-Cortina. Io scrivo a Bach e McLeod perché sono preoccupato. Genuinamente preoccupato” in quanto “mi sono caricato un lavoro enorme sulle spalle per un anno e mezzo per portare in Italia le Olimpiadi” sottolinea. E aggiunge, con un pizzico d'orgoglio, “mi creda: un vero capolavoro dopo la figura che abbiamo fatto con Roma 2024” ed così lui segnala al Cio che “ci sono dei rischi concreti che l'Italia non rispetti la carta olimpica”.

Poi il presidente del Coni si lamenta che “i giornali invece di concentrarsi su questi rischi, si concentrano sulla mia segnalazione” non capendo, sottolinea, “che noi siamo vittime assolute e che se va avanti così rischiamo di trovarci nelle condizioni di non poter rispettare gli impegni che ci siamo presi vincendo la sfida per Milano-Cortina”. Tanto che lui crede che se alla fine “se l'Italia ospiterà le Olimpiadi, tra i vari motivi, c'è anche il fatto che io ero il designato presidente”.

Poi sulla riforma dello Sporta firmata Lega-5Stelle, con l'avallo dell'allora sottosegretario Giorgetti, Malagò afferma: “Io sono rispettoso delle istituzioni. Non sono un guerrigliero. Non posso anticipare le considerazioni che farò con il ministro. Posso solo dirle che quella che è stata fatta non è una riforma. È una legge. Ma è una legge zoppa”. Per poi aggiungere: “La politica è voluta entrare in questo mondo in un modo diverso. Ne prendiamo atto”.

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