Malaria: Medici con l'Africa Cuamm, 'vaccino è un'arma in più ma sia prodotto in Africa'

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"Salutiamo con grande gioia questa notizia. Questo vaccino è stato provato in 3 Paesi (Malawi, Ghana e Kenya), si è dimostrato sicuro, ha un'efficacia del 30% nel ridurre i casi severi di malaria, quelli cioè che portano alla morte, ma cresce fino al 70% se viene accompagnato dall'utilizzo di zanzariere e dalla somministrazione di farmaci". Lo dice all'Adnkronos Giovanni Putoto, medico tropicalista responsabile della programmazione e della ricerca di Medici con l'Africa Cuamm, commentando l'approvazione da parte dell'Oms del primo vaccino contro la malaria.

Per comprendere l'importanza della notizia, sottolinea il medico - che ha lavorato in Africa per 11 anni - bisogna capire il "peso di questa malattia", che ogni anni provoca circa mezzo milione di morti, poco più della metà bambini, in particolare nell'Africa sub-sahariana. Cuamm, che da 70 anni è in Africa, è la prima organizzazione italiana che si spende per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane e al momento è presente in 8 Paesi, molti dei quali afflitti dalla malaria.

"Questo vaccino significa avere un'arma in più" contro questa malattia, prosegue il medico, illustrando come il siero richieda quattro dosi che devono essere somministrate quando il neonato ha 5, 6, 7 mesi e l'ultima tra i 15 ed i 18 mesi.

"Ora dobbiamo essere consapevoli di altre sfide che stanno a valle, memori delle lezioni del Covid", dichiara Putoto, ricordando che oggi il 99% dei vaccini viene prodotto fuori dall'Africa. "Noi di Cuamm speriamo che invece questo vaccino venga prodotto anche in Africa", spiega il medico, secondo cui "avere il vaccino non basta, ci devono essere anche le condizioni per avviare una campagna". E ciò necessita di personale formale, di una logistica efficace e di una catena di distribuzione in grado di raggiungere "anche le zone remote. E' una sfida che tocca i sistemi sanitari e che obbliga a rafforzarli".

"In Africa il numero degli operatori sanitari è molto più basso del nostro, in Sud Sudan per esempio c'è un'ostetrica ogni 20mila parti", evidenzia il medico, secondo cui è importante anche coinvolgere le comunità perché "dove c'è un vaccino, c'è anche il fenomeno del'esitazione al vaccino", tuttavia i dati dell'Oms mostrano che "l'adesione da parte delle mamme è alta e questo perché dove la malaria uccide c'è una consapevolezza diretta della sua pericolosità. In alcuni contesti come l'Uganda, dove siamo presenti, ogni bambino ha in media 6-7 attacchi di malaria ogni anno, ovvero rischia ogni anno di morire 6-7 volte".

Riguardo la data dell'inizio della campagna vaccinale in Africa, Putoto afferma che "ora la parola passa ai governi africani e ai ministeri competenti. Quello che mi auguro è che la comunità internazionale finanzi la produzione e renda il vaccino accesibile a tutti".

Anche in Italia si registrano ogni anni centinaia di casi 'importati' di malaria, legati a viaggi di turisti, imprenditori e migranti. "In ogni caso anche noi siamo coinvolti per quanto riguarda il vaccino e dobbiamo utilizzare al meglio questa scoperta - conclude il medico - ricordiamo i cooperanti ed i missionari che lavorano in Africa".

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