Malasanità: gli ultimi casi, i dati, le colpe

Le pagine di cronaca dei giornali locali – a volte, anche di quelli nazionali – , in questi giorni d'estate, si stanno riempiendo, come in una specie di epidemia, di notizie che riguardano clamorosi casi di malasanità.

Il più clamoroso di tutti è senz'altro quello occorso all'ospedale di San Giovanni di Roma al piccolo Marcus Johannes De Verga, il neonato morto in ospedale il 29 giugno per una ragione che ha davvero dell'incredibile: al piccolo è stato somministrato del latte per via endovenosa.

La Procura di Roma ha disposto una nuova autopsia, che si è svolta oggi nell'istituto di medicina legale di Tor Vergata e i cui risultati sono stati appena resi noti: il piccolo era nato sanissimo, anche se, nato prematuro, pesava solamente 780 grammi. Aveva sofferto di una leggerissima crisi respiratoria, che era rientrata: il suo stato di salute, dunque, è stato compromesso solamente dal tragico errore che lo ha ucciso.

L'indagine della Procura, che proseguirà con gli esami da parte dei periti dell'accusa e della difesa, si concluderà il 10 agosto: sono 20 gli indagati per omicidio colposo, fra medici e infermieri. Venti indagati che pure potranno dover rispondere dell'accusa giudiziaria, ma che non restituirà la vita al piccolo Marcus e che non risolverà certo la situazione in cui versa la sanità italica.

Una situazione che non riguarda solamente la Capitale ma che è diffusa su tutto il territorio.

A Firenze, il 20 luglio, è morto all'ospedale di Careggi un uomo di 61 anni, Dario Magi. La cosa non farebbe notizia se non fosse che, verosimilmente, la causa del decesso è stata un altro clamoroso, tragico errore: una trasfusione sbagliata, destinata non a Magi – che non aveva bisogno di alcuna trasfusione e che ha ricevuto del sangue di un gruppo diverso dal suo – ma al suo compagno di stanza. I vertici ospedalieri hanno negato che la causa del decesso sia stata la trasfusione. Eppure, la procura è di diverso avviso e ha iscritto nel registro degli indagati un'infermiera dell'ospedale (come scrive La Nazione, che ricorda anche che l'autopsia, predisposta per oggi, è invece slittata a lunedì). Ai familiari non resta che chiedere chiarezza e aspettare l'esito dell'esame autoptico e delle indagini.

E sempre lunedì 31 agosto, scrive L'Arena,  è prevista a Verona l'autopsia sul corpo di un uomo di quarantasette anni morto in circostanze davvero assurde, mentre attendeva di essere visitato nel reparto di cardiologia: al momento, nel fascicolo aperto dalla Procura di Verona, ci sono ben 53 iscritti nel registro degli indagati, perché l'uomo aveva subito un intervento chirurgico il 12 giugno e nell'ultimo mese aveva lamentato dolori e chiesto assistenza all'ospedale, ma era sempre stato dimesso e invitato a rivolgersi al medico curante.

Non meno inquietante, ma fortunatamente finito bene, il caso del piccolo di Agrigento che è stato ritenuto morto dopo un'ecografia perché il medico di turno non aveva percepito il battito, e che invece era vivo e aveva necessità di un parto urgente. La storia è a lieto fine, il piccolo è in Terapia intensiva, ma la procura di Agrigento ha egualmente aperto un'inchiesta.

Ma quali sono i dati effettivi dei casi di malasanità in Italia? Il quadro, al di là del singolo episodio, è francamente inquietante, anche perché, come spesso accade, i dati variano a seconda della fonte.

Nel 2009, una Commissione parlamentare dedicata, analizzò circa un caso ogni due giorni, per sedici casi al mese. Ma in realtà, secondo l'associazione Anestesisti italiani sarebbero 14mila. E secondo Assinform, invece, 50mila: sono questi i dati che circolano in rete. Alcuni parlano addirittura di circa 90 morti al giorno per errori medici vari. I dati, comunque, andrebbero commisurati con quelli complessivi, diffusi sempre da Assomed, che ricorda che «in Italia ogni anno si ricoverano 7,5 milioni di persone, per un totale di circa 50 milioni l’anno di giorni di degenza complessivi in ospedale. Si fanno 300 milioni di visite specialistiche e circa 1 miliardo di esami di laboratorio».

Ma qualcuno si chiede anche se sia davvero tutta colpa dei medici  o se, piuttosto, non ci sia una grossa responsabilità politica nel mondo della pubblica assistenza. Una pubblica assistenza che prevede spesso tempi biblici per l'accesso a questo o quell'esame diagnostico, una scarsa attenzione per il paziente a livello politico prima ancora che di struttura. Ora, visto che si va verso una spending review decisamente punitiva nei confronti della sanità pubblica, è facile pensare che il quadro generale sia destinato a peggiorare, come ricordava qualche giorno fa il Presidente di Assobiomedica, Stefano Rimondi, che paventava «una sanità pubblica di serie B, con dispositivi obsoleti e di scarsa qualità, e una privata di serie A che però pochi potranno permettersi».

«E' una scelta politica precisa», concludeva Rimondi, «e non credo sia casuale».

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