Malata di tumore trova la madre biologica per le cure salvavita. Ma lei rifiuta di aiutarla

Ilaria Betti
·.
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(Photo: Facebook)
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Sarebbe bastato un prelievo di sangue, totalmente anonimo, per dare una speranza di vita alla figlia che aveva abbandonato appena nata e che non ha mai visto, ma la madre di Daniela - infermiera 47enne malata di tumore, cui è stata consigliata una cura sperimentale per cui serve il dna di un genitore, e che per questo aveva cercato la donna disperatamente - ha detto di no. Daniela, una figlia già grande e una di 9, a febbraio aveva lanciato un appello dalle pagine de ‘La Provincia di Como’, e si era rivolta ai giudici per risalire all’identità della donna che l’aveva data alla luce il 26 marzo del 1973 all’orfanotrofio delle suore di Rebbio, nel comasco, dove aveva poi trascorso 2 anni prima di essere adottata.

L’orfanotrofio è chiuso da anni e le carte sono passate all’ospedale sant’Anna di Como: Daniela, che lavora in psichiatria a Milano, è riuscita ad avere accesso al suo fascicolo, custodito in Comune, scoprendo che la madre non solo aveva preferito non essere nominata, ma aveva anche richiesto il ritiro della documentazione sanitaria. Ma poi il tribunale dei minori ha trovato la cartella clinica al Sant’Anna e lì il nome della donna c’era, ma non è bastato: la donna - come comunicato lo scorso 12 aprile - non ha intenzione di rinunciare all’anonimato, ha rifiutato di sottoporsi al prelievo e non è possibile disporne uno coattivo.

Una “sentenza di morte” come scrive Daniela nella lettera, pubblicata oggi su ‘La provincia di Como’, rivolta alla donna, che oggi ha poco meno di 70 anni, vive in provincia di Como, ed è diventata di nuovo madre e nonna. “Mi chiedo - scrive Daniela - come tu ti addormenti la sera, come fai a vivere sapendo che hai negato senza possibilità di ripensamento la cosa che ti è stata chiesta: un prelievo di sangue in totale anonimato organizzato secondo le tue regole e l...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.