Malati uccisi nell’ambulanza della morte: un arresto

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Malati uccisi in ambulanza
Malati uccisi in ambulanza

Una vicenda dai contorni macabri è avvenuta in Sicilia: malati terminali uccisi in ambulanza al fine di intascare le mazzette dell’impresa funebre. La vicenda ha dato vita all’operazione dei carabinieri, con le indagini che sono durate tanti mesi e che hanno scoperto delle situazioni macabre. Decisive le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che ha dato il via alle indagini.

Malati uccisi in ambulanza, la storia

Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa Agi la vicenda ebbe inizio nel 2017. Proprio per questo il barelliere Davide Garofalo di 46 anni è stato condannato per omicidio volontario. L’uomo è accusato di aver iniettato dell’aria in vena ad almeno tre persone. L’obiettivo era “consigliare” ai familiari il servizio di onoranze funebri.

Malati uccisi in ambulanza, l’aggravante

Al reato bisogna aggiungere l’aggravante di aver favorito gli interessi della mafia. La sentenza di primo grado fa parte dell’inchiesta riguardante l’ambuanza della morte di Biancavilla, in provincia di Catania.

Malati uccisi in ambulanza, le rivelazioni di un pentito

L’indagine nel 2017 partì dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia rilasciate al programma televisivo “Le Iene” in onda su Italia 1. L’uomo svelò un retroscena inquietante a Biancavilla. Secondo la testimonianza dell’uomo “la gente non moriva per mano di Dio, ma per far guadagnare 300 euro, invece di 30 o 50”.

Tre le vittime accertate un uomo e una donna anziani, ma anche un 55enne che perse la vita nel 2015. La Procura di Catania crede fortemente che i casi siano iniziati già nel 2012, tutto all’insaputa del personale medico e dell’ospedale. I carabinieri hanno acquisito le cartelle cliniche in ospedale al fine investigativo. Secondo il pentito “le persone a bordo dell’ambulanza erano scelte dai boss. I soldi andavano direttamente all’organizzazione”.

Altri episodi

I carabinieri hanno denunciato un imprenditore di 44 anni, titolare di un’agenzia di pompe funebri, per distruzione di cadavere e smaltimento illecito. L’uomo ha nascosto i resti di una donna nel giardino di una villa a Pescosolido, piccolo Comune in provincia di Frosinone.

Lo scorso anno sono state trovate delle ossa umane appartenenti ad una 39enne di Crema scomparsa nel nulla durante il giorno di Ferragosto. Questo è quanto emerso dalla perizia effettuata del team di esperti guidati dal medico legale Cristina Cattaneo incaricato dalla Procura di Cremona.

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