Malato terminale muore in carcere da detenuto

malato terminale carcere

Morto da detenuto un uomo malato di tumore ai polmoni allo stadio finale. E’ quanto avvenuto al carcere Opera di Milano: a nulla i tentativi operati all’ospedale San Paolo, dove Giorgio C. si è spento tra atroci dolori. La denuncia arriva dall’avvocato dell’uomo, che ha inviato una lettera anche al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Muore da detenuto per tumore ai polmoni

Francesca Brocchi, il suo avvocato, aveva fatto un’unica richiesta: “Che con un ultimo gesto di umanità e clemenza gli fosse concesso di morire da uomo libero“, fuori da carceri o senza polsi legati al letto. Revocargli, quindi, la misura cautelare che lo aveva chiuso in carcere nell’aprile 2018. Tutto sempre scritto a mano, attraverso lettere su lettere inviate alla Corte d’Appello di Milano, calcando sul fatto che la fine per l’uomo fosse vicina. E l’ultima volta era stata cinque giorni prima, giovedì 25 luglio, ma l’uomo ha dovuto attendere ancora, troppo questa volta. Nonostante, finalmente, il parere favorevole della Procura Generale di porre fine alla detenzione fosse arrivato, Giorgio C. è morto lunedì 29 luglio nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Paolo di Milano. Come detenuto. “Il mio assistito è intubato e tenuto in vita dalla respirazione assistita, è ancora presente il drenaggio toracico, è un po’ più sveglio e reattivo rispetto a ieri e tuttavia riesce a sillabare con il labiale solo poche parole mute: ‘Voglio morire, voglio morire’”, quando scritto dalla Brocchi nell’ultima lettera.

Una battaglia umana

E’ tra le lacrime che l’avvocato del detenuto ha scritto l’ultima lettera indirizzata questa volta al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e al garante dei detenuti della Lombardia: “per verificare che non ci siano state violazioni dei diritti del detenuto e del malato”. Una triste storia che ha portato alla morte Giorgio, in una vicenda iniziata nell’aprile 2018 con il suo l’arresto. L’uomo aveva fin da subito avuto problemi di salute – rivelatisi poi essere il tumore, messi però da parte dai tempi della giustizia, nonostante i tanti solleciti della Brocchi a modificare la pena inflitta dai giudici date le condizioni dell’uomo. Una battaglia per i diritti umani quella di Francesca Brocchi, del Foro di Milano, che però ha perso. La donna, unica rimasta in difesa del suo assistito, che ha cercato di far valere un unico, ma fondamentale, diritto: quello di una morte libera. Verrà ora aperta un’indagine interna per capire se qualcuno, in questo lungo e travagliato processo, abbia sbagliato o ritardato qualcosa.