Malattie autoimmuni: attenzione alle "relazioni pericolose"

Cro-Mpd

Roma, 14 set. (askanews) - Cosa lega la psoriasi alle spondiloartriti e le artriti alla malattia di Crohn? Apparentemente nulla, si tratta infatti di patologie estremamente diverse tra loro che tuttavia condividono gli stessi meccanismi immunitari e infiammatori di base e sono perciò spesso presenti in associazione. Queste malattie infatti hanno un importante denominatore comune: uno stato infiammatorio cronico ad indicare che qualcosa nel sistema immunitario non funziona a dovere e sbaglia bersaglio dirigendosi contro se stesso. Negli ultimi anni sempre più ricerche hanno evidenziato che i pazienti che soffrono di malattie autoimmuni sono più esposti al rischio di svilupparne nel tempo altre rispetto alle persone sane: in particolar modo psoriasi, spondiloartriti e malattia di Crohn sono presenti in associazione nel 25% dei pazienti. Per questi motivi serve formare gli specialisti ad una maggiore visione della complessità del paziente come accade al corso Gestione Multidisciplinare delle malattie infiammatorie immunomediate, appena concluso a Roma, organizzato dall'Accademia Nazionale di Medicina con il contributo non condizionante di Biogen e dedicato a dermatologi, reumatologi e gastroenterolog

"Le malattie reumatiche infiammatorie sono spesso sistemiche, ossia possono colpire organi diversi. Così i pazienti con artrite psoriasica rappresentano il 25% dei pazienti che soffrono di psoriasi pari a circa 350.000 italiani - spiega Fabrizio Conti, della Cattedra di Reumatologia Policlinico Umberto I, Sapienza Universita' di Roma, coordinatore del corso - fondamentale, dunque, mettere il paziente al centro di una visione clinica a 360° così da garantirgli cure più efficaci e personalizzate. In questa ottica un corso di formazione che coinvolga i diversi specialisti che si trovano a gestire le patologie infiammatorie immuno-mediate consentendogli di avere una visione e una gestione più globali dei loro pazienti è perciò un'occasione preziosa, utile per migliorare le capacità diagnostiche e prognostiche ma soprattutto per migliorare le possibilità di cura dei pazienti".

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