Malattie infiammatorie intestinali: arrivano gli “psicobiotici”

Red
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Roma, 3 feb. (askanews) - Ragionare 'di pancia', cioè d'istinto (in inglese, gut feeling), non è più solo un modo di dire dopo la scoperta del cosiddetto asse intestino-cervello, il binario sul quale viaggia una 'conversazione' a due direzioni, che 'parla' attraverso i collegamenti nervosi, ma anche con molecole 'messaggero', come gli ormoni o i neutrotrasmettitori. Questi messaggi 'chimici' sono prodotti dalle cellule dell'intestino, ma - ed è scoperta recente - anche dai batteri che compongono il nostro microbioma intestinale. E sono sempre più convincenti le prove che alcuni di questi batteri producono sostanze in grado di influenzare il nostro benessere psicologico o contribuiscano al contrario a determinare problemi della sfera psichiatrica, dall'ansia, alla depressione, all'alessitimia (o 'analfabetismo emotivo', l'incapacità di processare e interpretare correttamente le emozioni). Per la loro capacità di manipolare la nostra psiche e l'inconscio, questi batteri intestinali si sono dunque guadagnati il titolo di 'psicobiotici'.

"Va subito detto che per ora l'argomento appartiene al mondo della ricerca - afferma Franco Scaldaferri, dirigente medico del CEMAD (Centro Malattie Apparato Digerente) della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS docente nel corso di laurea specialistico in Biotecnologie per la medicina personalizzata all'Università Cattolica, campus di Roma - anche se gli psicobiotici potrebbero fare in futuro il loro ingresso in clinica per coadiuvare il trattamento di alcune patologie. Di certo non saranno terapie 'a taglia unica', ma che andranno personalizzate non solo a seconda della condizione da trattare, ma anche su misura del singolo paziente, partendo dallo studio della composizione del suo microbioma".

Un'esaustiva review appena pubblicata su Digestive and Liver Disease dal gruppo multidisciplinare del professor Antonio Gasbarrini (primo nome Angela Ancona e Irene Iavarone, neolaureate in medicina e tesiste del gruppo, Claudia Petito, psicologa e Valentina Petito, biotecnologa), Ordinario di Medicina Interna presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma e Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, traccia lo stato dell'arte di questo argomento di frontiera.

Uno stress ambientale (fumo, l'uso di alcuni farmaci e antibiotici, una dieta povera di fibre e ricca di proteine animali, ecc.) può influenzare lo spessore dello strato di muco che riveste l'intestino e alterare così la sua funzione di barriera intestinale; questo può portare al fenomeno dell'intestino 'colabrodo' (leaky gut), condizione caratterizzata dal passaggio di alcuni prodotti batterici (o i batteri stessi) attraverso la parete intestinale (traslocazione), fino al circolo sanguigno. Quando si verificano queste alterazioni, le cellule immunitarie presenti nell'intestino rilasciano citochine infiammatorie, determinando uno stato di infiammazione cronica. Il sistema nervoso intestinale può 'avvertire' tutto ciò come dolore locale e reagisce attivando l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che a sua volta scatena la neuro-infiammazione. Gli psicobiotici possono ripristinare la corretta composizione del microbioma intestinale ed esercitare effetti benefici sia sull'intestino, che sul cervello.