'Maldestra e Spettinato', alla ricerca di una vita tra sorrisi e problemi risolti

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“C’era una volta”, inizia così il libro di Silvia Nitrato Izzo ‘Maldestra e Spettinato’, pubblicato dalla casa editrice Porto Seguro. Una favola moderna che tanto favola non è anche se proprio come ogni favola prende il lettore per mano e lo accompagna verso quei sogni reconditi, che trovano il coraggio di affiorare solo attraversando le pagine del libro, nel silenzio della lettura di quelle frasi più rappresentative dei pensieri che diversamente non riuscirebbero ad emergere.

Silvia Nitrato Izzo riesce proprio in questo: raccontando la storia della principessa Maldestra che vive da sempre nella sua torre illuminata e del cavaliere Spettinato che la raggiunge a bordo di un carretto malandato, rappresenta la vicenda della Principessa e il Cavaliere fatta di sorrisi sinceri, di paure condivise e problemi risolti. Insieme tentano di vincere la “guerra” delle proprie incertezze comprendendo che per vincerla “dobbiamo solo smettere di combatterla”, sostiene la principessa ritenendo che “dobbiamo solo disinnescarla” come? “Con una risata. Anzi più d’una” perché, spiega la principessa, “l’unica arma che ci serve è l’ironia”.

Metafore, riflessioni, consigli, spunti che Maldestra e Spettinato affrontano insieme cercando di trovare il bandolo di quella matassa che li renderà meno vulnerabili alla vita, perché “le corazze ci proteggono finché ne abbiamo bisogno, Cavaliere, poi dobbiamo lasciarle andare e avventurarci nel mondo con solo indosso i nostri abiti”. Un viaggio intrapreso insieme “perché in due la strada è più bella”, osserva il cavaliere, “fin quando non ci sincronizzeremo sulla stessa sfumatura” verso l’unica meta, la conquista di una vita fatta di leggerezza e comprensione. Così Maldestra e Spettinato, “nati quella famosa sera qualunque di quell’altrettanto famoso giorno qualunque” iniziano a intavolare discussioni sui più svariati temi della vita verso un continuo e infinito processo creativo che, come in tutte le favole che iniziano con “c’era una volta”, sembra si concluda con un “vissero felici e contenti”.

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