Maledetto coinquilino

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
·4 minuto per la lettura
(Photo: Maskot via Getty Images)
(Photo: Maskot via Getty Images)

Non sono amici, né parenti, ma condividono lo stesso bagno e la stessa cucina. Respirano, parlano, si muovono in stanze comuni, quelle della propria casa. Vivere con coinquilini sconosciuti da sempre comporta una dose di scontri periodici, ma con il covid sono stati aggiunti problemi al problema. Pulizia e visitatori, annosi terreni di scontro, sono ora al centro di discussioni sulla sicurezza. Perché non basta prestare singolarmente attenzione alle norme anti contagio: la condivisione degli spazi domestici comporta il rischio di pagare la negligenza dei perfetti sconosciuti che vivono in casa con noi.

“Pregate con me affinché la nuova coinquilina non sia un’irresponsabile a cui non frega niente del covid”, si legge in una supplica affidata a Twitter. Di sfoghi come questo i social sono pieni, testimonianze digitate online dalle mura del proprio appartamento, mentre il coinquilino è andato in discoteca, e chi scrive teme possa infettarsi; ha la febbre, e il timore è che abbia contratto il virus; oppure è arrabbiato, perché ad essere malato è l’utente che posta, e lui non sopporta l’ipotesi che questo possa fargli saltare le ferie. “Quel cretino del mio coinquilino” è l’incipit a un elenco di disagi quotidiani, di nefandezze che hanno come scena del crimine il tuo bagno, la tua cucina o il tuo salotto.

Secondo un’indagine condotta da Immobiliare.it nel 2018, la pulizia e l’ordine delle aree risulta come causa principale di dissapori tra le mura domestiche, con una percentuale del 35% su tutto il campione analizzato. “Non credo si sia mai lavato le mani dopo essere andato in bagno e non mi pare abbia acquisito l’abitudine con la pandemia”, racconta ad Huffpost sarcastico Roberto, 31 anni, parlando del ragazzo 26enne con cui condivide un appartamento per tre a Roma. L’altra stanza è rimasta sfitta dal lockdown e lui, praticante avvocato, è ogni tanto costretto in casa dallo smartworking, in forzata compagnia del suo coinquilino, del quale non ha mai apprezzato le norme igieniche, ma teme adesso possano comportare una conseguenza peggiore del semplice disgusto.

“Ho provato a dirglielo in tutti i modi”, dice rassegnato, “Ma oltre a litigare non ho concluso niente. Passo il tempo a disinfettare”. La lamentela è arrivata anche al padrone di casa, che si è limitato a frasi di circostanza: non può cacciare il coinquilino, né pensa di non rinnovargli il contratto, vista la difficoltà ad affittare le stanze con le lezioni all’Università non più in presenza per tutti. “Non posso permettermi di vivere da solo e qui pago poco per la zona”, Roberto non vede alternativa, “Sono costretto ad arrendermi”.

L’età media dei coinquilini in Italia è di 29 anni, dice l’identikit tracciato dall’Ufficio studi di Idealista, la piattaforma di annunci del mercato immobiliare, che ha condotto un’indagine per l’AdnKronos nel 2019: segno che la condivisione di appartamenti non è pratica esclusiva di studenti fuori sede, ma anche di lavoratori. Un monolocale a Milano, la città più cara, costa in media 642 euro al mese secondo un Rapporto realizzato da Solo Affitti sempre nel 2019, che ha confrontato i numeri di circa 300 agenzie in tutta Italia. Per prendere in affitto un bilocale ne servono in media 1.033. Nella classifica seguono Roma (642 euro per il mono, 784 per il bilocale) e Bologna (600 e 714) . A questi costi vanno sommati quelli delle bollette, dalla luce al riscaldamento, nonché internet, che comporta una spesa mensile di circa 25 euro, da assumersi singolarmente, senza la possibilità di dividerla con altri inquilini. La somma totale per vivere da solo richiederebbe uno stipendio superiore a quello disponibile per molti: l’affitto in condivisione spesso non è una scelta, è un obbligo economico. È questo il problema di base, a cui il covid ha aggiunto ulteriori problemi.

Nel dpcm del 13 ottobre il governo ha inserito una “forte raccomandazione” a evitare di ricevere in casa, per cene o altre occasioni, più di sei familiari o amici non conviventi. Serena, ad esempio, a Firenze l’appartamento lo condivide già con altre sei persone: non sono amici, ma sono conviventi. A loro si aggiungono spesso e volentieri fidanzati e frequentazioni varie. “Io lavoro con i bambini, cerco di prestare la massima attenzione. Ma non posso essere certa che le persone che circolano in casa facciano lo stesso”, ci racconta lei, che ha 29 anni, di mestiere fa l’educatrice e non ricorda l’ultima volta che, anziché in camera, ha cenato sul tavolo della cucina, luogo che cerca di evitare quanto più possibile perché “è sempre piena di gente”.

Non solo è difficile la convivenza, per qualcuno risulta complicato anche trovare una casa da condividere: in piena fase pandemica, a Milano c’era chi rifiutava di affittare a medici e infermieri per timore del contagio. Mario il covid l’ha contratto dal coinquilino, tornato dalla Sardegna: “È cominciata con febbre e sinusite. Anche lui era stato male, il tampone ha confermato il sospetto”. Sia per lui che per il ragazzo con cui condivide l’appartamento i sintomi sono stati per fortuna lievi, ma prima che il tampone desse esito negativo è trascorso un mese, passato per entrambi chiusi in quella casa: “Se non altro ci ha dato modo di conoscerci meglio”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.