Malesia, Kuala Lumpur si tinge di giallo: migliaia chiedono riforme

Kuala Lumpur (Malesia), 28 apr. (LaPresse/AP) - Decine di migliaia di persone vestite con magliette gialle sono scese in piazza a Kuala Lumpur, in Malesia, per chiedere maggiore trasparenza e una revisione delle politiche elettorali, in vista del voto nazionale che potrebbe tenersi già a giugno. Dopo ore di corteo pacifico, la polizia è intervenuta per sgomberare un gruppo di manifestanti che ha provato a entrare in piazza Indipendenza transennata dalle forze di sicurezza. Queste hanno risposto con il lancio di gas lacrimogeni e acqua con componenti chimici contro i dimostranti, arrestando almeno sessanta persone.

100MILA SECONDO I MEDIA. Incerti ancora i dati sulla partecipazione al grande corteo, uno dei maggiori degli ultimi anni. Secondo il portavoce della polizia federale Rasdi Ramli, le persone scese in strada a Kuala Lumpur sono state circa 25mila, ma i media locali forniscono numeri più alti. Il sito indipendente Malaysiakini parla di 100mila dimostranti, il quotidiano The Sun stima circa 80mila persone. Una grande adesione, a dimostrazione dei timori che la coalizione al governo del primo ministro Najib Razak possa tenere comportamenti non trasparenti nel prossimo voto. Le elezioni non dovrebbero tenersi prima di metà 2013, ma il primo ministro Najib Razak potrebbe sciogliere il Parlamento il prossimo mese per cercare di ottenere un nuovo mandato a giugno. Il suo Fronte nazionale, che governa il Paese dall'indipendenza raggiunta nel 1957 dal Regno Unito, ha registrato il suo peggior risultato nel voto del 2008, quando perse oltre un terzo dei seggi a causa del malcontento pubblico riguardo principalmente a problemi come corruzione e discriminazione razziale.

LE RICHIESTE DEI MANIFESTANTI. Obiettivo principale del corteo odierno era chiedere una maggiore imparzialità della Commissione elettorale e trasparenza nelle liste per la registrazione dei votanti. Gli organizzatori chiedono periodi più lunghi di campagna elettorale e modifiche alle norme che regolano il voto, in modo da permettere ai cittadini che vivono all'estero di recarsi alle urne, così come la presenza di osservatori internazionali e un più equo accesso per tutti i partiti politici ai media legati al governo. "Sono qui perché sono malese e amo il mio Paese. Non esistono elezioni perfette, ma chiedo che siano abbastanza giuste", spiega un manifestante, Burrd Lim, manager che lavora nel campo delle tecnologie dell'informazione.

LA RISPOSTA DELLE AUTORITA'. Le autorità insistono però sul fatto che le richieste degli attivisti siano eccessive. "Riconosciamo che ci sono delle questioni aperte, ma abbiamo lavorato molto per affrontarle, introducendo una serie di riforme per garantire che le prossime elezioni siano le più libere e giuste di sempre", ha commentato ieri sera il ministro degli Esteri Anifah Aman. Dopo che circa 20mila persone scesero in piazza lo scorso luglio, sempre a Kuala Lumpur, le autorità hanno creato una commissione per studiare le norme elettorali e hanno accettato la proposta di intingere agli elettori il dito nell'inchiostro indelebile, per evitare doppi voti. Ma il governo non accetta l'accusa di essere al potere grazie a frodi. "Se le elezioni non sono pulite ed eque, mostrate le prove. Non vogliamo essere eletti tramite brogli. Siamo un governo scelto dal popolo. La maggioranza ci ha scelto perché sa che siamo meglio" dell'opposizione, ha detto oggi Najib Razak, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa nazionale Bernama.

SCONTRI E ARRESTI. Il corteo è rimasto pacifico per diverse ore. I partecipanti hanno cantato l'inno nazionale, sventolato bandiere e cantato slogan. Terminato il percorso previsto, gli organizzatori hanno definito un successo la grande marcia, chiedendo alle persone di andare a casa. Ma un piccolo gruppo ha provato a rompere le barriere verso piazza Indipendenza e la polizia ha risposto con lanci di gas lacrimogeni e acqua con componenti chimici. I manifestanti a quel punto sono fuggiti verso le strade e i negozi vicini, ma alcuni testimoni hanno visto la polizia armata di manganelli continuare a lanciare lacrimogeni per almeno mezz'ora prima che la gran parte della folla fosse dispersa. Almeno sessanta gli arresti, secondo quanto riferiscono i media. Un dimostrante, spiega invece la polizia, ha sottratto una pistola a un agente, mentre altri hanno devastato beni di pubblica proprietà. Le immagini pubblicate dal sito indipendente Malaysiakini mostrano persone arrabbiate rovesciare un'auto della polizia accusata di aver picchiato due dimostranti. Altrove sono state viste persone svenire, ma non si riportano per ora notizie di feriti gravi.

ATTIVISTI: ATTACCO INGIUSTIFICATO. La polizia in una nota spiega di essere stata costretta a intervenire dagli atteggiamenti dei manifestanti, ma i leader dell'opposizione e i gruppi per i diritti umani sostengono che l'azione sia stata ingiustificata. "Lanciando una repressione di questo tipo su manifestanti pacifici per le strade di Kuala Lumpur, il governo malese sta dimostrando ancora una volta il suo disprezzo per i diritti e le libertà fondamentali", ha commentato Phil Robertson, vice direttore di Human Rights Watch per l'Asia. Già durante la manifestazione di luglio le forze di sicurezza erano intervenute, arrestando circa 1.600 persone. Migliaia di malesi che vivono all'estero hanno in programma cortei simili di solidarietà in Asia, Australia, Europa e Usa.

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