Mali, Tacchetto a pm: siamo stati trattati bene, mai minacciati

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Roma, 15 mar. (askanews) - Sono stati trattati bene. "Non ci hanno mai minacciato con le armi, mangiavamo tutti i giorni anche se poco. Il sequestro è stato messo in atto da un gruppo che si è autodefinito jihadista e vicino ad Al Qaeda". Lo ha raccontato Luca Tacchetto, l'italiano tornato libero dopo un sequestro durato oltre 15 mesi. Il rapimento è stato vissuto insieme con la fidanzata, la canadese Edith Blais. Tacchetto ha parlato con il pm di Roma, Sergio Colaiocco, responsabile dell'inchiesta sul sequestro ed i carabinieri del Ros.

"Per come ci hanno trattato credo fosse un gruppo esperto, abituato a gestire situazioni del genere", ha detto ancora Tacchetto agli inquirenti. "La sera del 12 marzo abbiamo notato che il gruppo dei nostri carcerieri si era allontananto da noi, per dormire e ne abbiamo approfittato per scappare. Ci siamo fabbricati delle scarpe di fortuna con gli stracci di alcuni indumenti e abbiamo camminato per tutta la notte. Abbiamo raggiunto una 'pista' stradale e abbiamo continuato a camminare per ore. Poi abbiamo fermato un camion che passava che ci portati ad una base militare".

E poi i carceriei hanno detto, "qualche giorno fa, che in Italia c'erano dei problemi senza specificare che si trattava del coronavirus". E quindi: "Siamo stati fermati poco lontano del Parco Nazionale 'W', che si trova tra il Burkina Faso, Benin e il Togo. A bloccarci un gruppo di sei Mujaheddin: abbiamo camminato per settimane, anche a bordo di auto, moto e di una barca. Siamo stati portati, nel gennaio del 2019, nell'area desertica del Mali dove siamo rimasti per tutto il tempo del sequestro. Per un periodo io e la mia fidanzata siamo stati divisi, poi però quando lei ha cominciato a stare male ci hanno riuniti. Ogni due lune effettuavamo dei trasferimenti, ma restando sempre nella stessa area".