Malnutrizione per 1 bambino su 2 legata a "malattie dell'acqua" -5-

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Roma, 21 mar. (askanews) - Emergenza coronavirus e WASH L'emergenza coronavirus, che sta gravemente colpendo tutto il mondo occidentale, è un altro chiaro esempio dei problemi e delle sfide affrontate, ogni giorno, dalle famiglie che, in tutto il mondo, dispongono di minori risorse, in modo particolare quelle idriche. Secondo il responsabile Salute e Nutrizione di Azione contro la Fame, Antonio Vargas, "misurare" l'estensione del covid19 in queste regioni sarà difficile ma "è facile supporre che il tasso di mortalità sarà più alto che in Europa o in Cina". Per questa ragione, le attività in tema "WASH" continuano a rappresentare una parte fondamentale del lavoro dell'organizzazione: quasi la metà di tutti i progetti (43,6%) include progetti di questo tipo. Lo scorso anno, Azione contro al Fame ha supportato quasi 9 milioni di persone con programmi di acqua e igiene, il 42% in più rispetto all'anno precedente. Questa crescita è stata trainata principalmente dalle attività promosse in Paesi come il Pakistan (+ 97,6%), il Kenya (+ 97,5%), i Territori Palestinesi (+ 80,8%) e l'Indonesia (+ 73,4%). Accesso all'acqua e campi profughi È necessario, d'altra parte, promuovere con più forza interventi idrici e igienico-sanitari soprattutto, ricorda Simone Garroni, "laddove si sono verificati catastrofi naturali o sono in corso conflitti, a causa delle concentrazioni di popolazione che rischiano di propagare l'impatto dei virus". Pertanto, l'installazione di punti di accesso all'acqua, la realizzione di servizi igienici e la distribuzione di kit igienici devono rappresentare, in queste aree, i primi interventi umanitari di emergenza. Per rispondere all'emergenza "coronavirus", ad Azione contro la Fame è stato richiesto, nei giorni scorsi, di fornire, nel campo di Azraq, in Giordania, i kit per la pulizia dei servizi igienici. I gruppi di coordinamento impegnati nei settori dell'acqua e dell'igiene hanno invitato tutte le altre ONG a intraprendere azioni preventive, in sinergia con le autorità giordane, per affrontare i rischi della trasmissione del virus nelle comunità più vulnerabili e nei campi profughi, spesso sopraffollati. È proprio il caso di quello di Azraq, che ospita 35.000 rifugiati, e oltre il Medioriente, del campo di Cox's Bazar, in Bangladesh. Il campo profughi più grande al mondo ospita, infatti, oltre un milione di persone appartenenti alla comunità Rohingya.(Segue)