I malumori nel M5s per l'elezione del capogruppo al Senato

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AGI - L'appuntamento è per martedì prossimo quando si apriranno per la seconda volta le urne per eleggere il nuovo capogruppo del M5S di palazzo Madama. Intanto, dopo lo stallo del fifty-fifty che ha visto arrivare 36 voti al presidente uscente dei senatori, Ettore Licheri, e alla contendente Mariolina Castelloni altrettante preferenze, si cerca una mediazione.

Il presidente Giuseppe Conte e i due senatori si stanno sentendo in queste ore, viene riferito. Da statuto, i candidati si sono presentati ai senatori pentastellati con i nomi del direttivo già formato che li affiancherebbe.

E sarebbe difficile, per le leggi interne del M5S, modificare questa regola con una scomposizione che porterebbe alla possibilità che le squadre si mischino fra loro e che Licheri e Castellone diventino presidente del gruppo e vicepresidente vicario (o il contrario).

Altrimenti, dovrebbero ritirare tutti la candidatura e si dovrebbe ricominciare daccapo. Una delle ipotesi sul tappeto che circola, ma allo stato è proprio solo tale, è che invece per trovare una quadra che non spacchi il gruppo, si pensi ad un'alternanza: sei mesi di presidenza all'uno e sei mesi all'altro candidato se le urne dovessero continuare a dare un risultato uguale di voti. Ma i malumori crescono.

Voci e divisioni

Secondo quanto apprende l'Agi c'è chi fra gli eletti M5s non sarebbe per niente d'accordo su questa soluzione. E c'è chi nota che se la Castelloni accettasse perderebbe un sacco di voti che sono voti di protesta e per una richiesta di cambiamento di metodo nella gestione del gruppo.

Intanto la senatrice Giulia Lupo che, in missione, non ha partecipato al voto, dice: "Io credo che Mariolina Castelloni incarni la parte che vuole il cambiamento e questo senza nulla togliere all'attuale direttivo. Mi sento un pò l'ago della bilancia ma non mi sento quella che divide il gruppo". E insiste: "Non c'è nessuna spaccatura".

Lupo sarà presente la prossima settimana per la nuova votazione, ma non è invece detto, si apprende, che possa essere a palazzo Madama la senatrice Mariagrazia D'Angelo, anche lei assente giustificata. Nella prima e nella seconda corsa per essere eletti ci vuole la maggioranza assoluta dei voti.

Nel frattempo, dai vertici M5s arriva una secca smentita sulla richiesta di Conte di un intervento di Grillo: "Sono solo falsità. Conte non ha mai chiesto a Grillo di intervenire per le votazioni del Senato". E sul 'gelò con Grillo, dall'entourage di Conte specificano che si tratta di "un'illazione". Grillo e Conte "si sentono frequentemente, lo hanno fatto anche in questi giorni, come sempre".

A ragionare di quanto è accaduto ieri, anche gli esponenti che vengono definiti 'contianì dicono che non è così, in diversi ritengono che l'esito della partita giocata in Senato debba essere un elemento di grande riflessione: dietro si celerebbe il malcontento per una serie di ragioni, non solo la decisione di entrare nel governo Draghi, ma anche la gestione calata dall'alto del Movimento senza coinvolgere i parlamentari.

E si pensa anche a quanto potrà accadere con l'elezione del capogruppo della Camera. Attualmente è Davide Crippa e se, come pare, si dovesse ricandidare, è il ragionamento, intorno a lui ci sarebbe un plebiscito di voti mentre non sarebbe così per un candidato che fosse considerato 'messò lì da Conte: in una democrazia ci vuole interlocuzione interna, viene sottolineato.

A Conte, chi gli è vicino, raccontano altre fonti, starebbero descrivendo un 'mondo fatato' del Movimento. Un mondo, è l'accusa, che non esiste perchè non tutti sono 'allineatì su scelte che non vengono prima condivise, come ad esempio il caso della nomina senza elezioni dei cinque vicepresidenti. 

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