Mamme e surgelati: 51% li propone 2-3 volte a settimana ai figli

Mlo

Milano, 20 nov. (askanews) - Forse rispetto al passato c'è un po' meno ansia, ma le mamme italiane restano molto attente e consapevoli quando si tratta dell'alimentazione dei propri figli: nel difficile mestiere di genitore, sono sempre impegnate a trovare un equilibrio tra quello che i bimbi vorrebbero mangiare e quello che è giusto mangino per crescere sani. Proprio nel tentativo di garantire loro una dieta varia e bilanciata c'è una tipologia di alimenti che viene in soccorso delle mamme italiane: i surgelati. E loro lo sanno bene, come emerso da una ricerca realizzata da Doxa per l'Istituto italiano alimenti surgelati su 400 mamme con figli tra i 3 e i 14: "Dalla ricerca è evidente che ormai il 99% delle mamme usa i prodotti surgelati - ci ha detto Vittorio Gagliardi, presidente di Iias - e una su due lo fa anche due tre volte a settimana: i surgelati non sono più un prodotto emergenziale, ma fanno parte della cucina italiana".

Gli alimenti surgelati sono stati promossi anche da un esperto come Claudio Maffeis, professore di Pediatria all'Università di Verona: "L'obiettivo dell'alimentazione nei bambini è garantire un accrescimento fisico e neuro-psicologico adeguato all'età - ci ha detto - in questo senso sono importanti qualità e quantità degli alimenti. A questo riguardo i surgelati possono essere una risorsa in quanto consentono di avere disponibilità di alcuni prodotti tutto l'anno e poi c'è la possibilità di misurare le energie e i nutrienti che si assumono con la porzione di alimento grazie alle etichette. Infine c'è la facilità d'uso che consente di variare con praticità l'alimentazione". Praticità apprezzata in tutti i casi da ben 8 mamme su 10 che considerano un valore aggiunto la possibilità di avere il cibo a portata di freezer.

Dietro questi comportamenti d'acquisto c'è ormai la consapevolezza che questi alimenti conservati a -18 gradi sono equiparabili sotto il profilo nutrizionale a quelli freschi: lo sanno 6 mamme su 10, che diventano 7 su 10 nel caso di alimenti al naturale, come pesce, carne e verdure. "Le mamme sanno perfettamente che a livello nutrizionale sono paragonabili ai prodotti freschi se non superiori - sottolinea Gagliardi - tra l'altro i prodotti più utilizzati dalle mamme sono quelli suggeriti dai nutrizionisti che sono vegetali e pesce, ricordandoci sempre che bisogna cercare di far contenti il figlio".

Ma cosa finisce nel carrello della spesa quando si va nel reparto surgelati? Le mamme per i propri figli comprano maggiormente patate (75%, fritte o elaborate), pesce panato (73%), crepes e sofficini (70%) seguiti da verdure naturali (60%) e pizza (59%). Se però si guardano i dati sulla frequenza di consumo di surgelati (almeno 2-3 volte a settimana) la classifica vede al primo posto le verdure al naturale e in mix (46%) seguite da primi piatti a base di pasta, contorni, vellutate (35%) e dal pesce al naturale (34%).

Con tutte queste proposte riuscire a trovare un punto di equilibrio tra i gusti dei bambini e le loro esigenze nutrizionali è una sfida quotidiana per le mamme, che spesso si interrogano se proporre loro alimenti come la pizza o le patatine surgelate. "La pizza e le patatine surgelate - osserva Maffeis - sono alimenti che non possiamo proibire perchè sono graditi da loro e fanno parte di un'alimentazione varia. Possiamo offrirli ai bambini con una certa razionalità, solo non tutti i giorni. Averli surgelati poi è una possibilità in più per i genitori perchè sono un prodotto controllato sia come composizione che igienicità".

C'è tuttavia un timore che le mamme (il 43% del campione) ancora hanno a proposito dei surgelati: che non sia stata rispettata correttamente la catena del fresco. Ma su questo il presidente di IIAS è stato chiaro: "Oggi il consumatore può accorgersi da solo se non è stata rispettata la catena del freddo perchè vede se c'è la brina o se il prodotto è ammassato nel sacchetto. Queste sono tecniche banali per capire se è successo qualcosa al prodotto. La verità è che sono tanti anni che questo problema non esiste per cui questa paura deve finire". Infine un ultimo dubbio che in un caso su 10 attanaglia le mamme: la presenza di conservanti. Un dubbio che Gagliardi fuga rapidamente: "I conservanti non ci sono perché sono vietati per legge".

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    “Io sono stato fortunato, ma sono anche la dimostrazione che gli immigrati, quando ne hanno l'opportunità e quando sono trattati con umanità, sono una risorsa: per me l'Italia oggi è tutto, è la mia terra santa”. In un'intervista a la Repubblica, Syed Hasnain, 30 anni, rifugiato afgano, figlio di un capo talebano morto nella jihad, racconta la sua incredibile storia di “sopravvissuto” nel giorno del traguardo più ambito, quello della laurea in Scienze politiche e relazioni internazionali a La Sapienza di Roma.Syed Hasnain dice infatti di essere “figlio di un comandante talebano morto per Allah e il mio destino era diventare anch'io un martire” se solo la madre Sediqa "non avesse trovato il coraggio di ribellarsi al destino” quando lui aveva dieci anni e un uomo che si era recato a casa per dare loro la notizia della morte del padre, gli fece capire che “ormai sei grande, tra un po' toccherà a te partire”.Nel corso del racconto il ragazzo dice di poter affermare di “essere nato per la seconda volta a 10 anni, quando mia madre mi mise in salvo sottraendomi a quello che sarebbe stato il mio destino: combattere con i talebani e probabilmente morire come è stato per mio padre e un mio fratello maggiore. E dire che per me, bambino – sottolinea Syed Hasnain – era bello e normale essere chiamato a combattere. Quello avrei voluto fare anch'io a 10 anni. E invece mi ritrovai improvvisamente da solo in Pakistan nel giro di poche ore”.Nato a Lashkargah, nel sud dell'Afghanistan, da una famiglia Pashtun, il padre di Syed era un comandante delle milizie talebane, “uomo molto rigido e temibile, tutto preghiera e combattimento, pronto a morire per la jihad, due mogli e nove figli”, dice il ragazzo, che aggiunge: “Mia madre, la sua seconda moglie, però è di etnia hazara e questo rendeva le cose complicate: io ero il penultimo figlio”. Così quando un giorno bussarono a casa sua due uomini con una lunga barba e i mitra, “alle due mogli di mio padre dissero: ‘È andato in paradiso, da bravo martire di Allah'. E lì cominciò a cambiare la mia vita” ricorda oggi il ragazzo che racconta che i fratelli maggiori partirono subito per combattere.“È così che funziona in Afghanistan. Se muore il padre devono andare i figli maschi. Ricordo che assistetti alla loro vestizione da soldati di Allah, ero affascinato. Mia madre invece era angosciata. Lei aveva avuto tre figli tutti maschi da mio padre e non voleva altri eroi. Ma mio fratello maggiore, Shahsawar, dovette partire e non tornò più dalle montagne” ricorda Syed che racconta la sua odissea di quando fu arrestato in Pakistan senza documenti e fu rimandato in Afghanistan dove ha poi deciso di mettersi in viaggio verso l'Europa dove dopo lunghe peripezie ha presentato richiesta di asilo in Italia e ha cominciato a studiare. Fino ad oggi, giorno della laurea.

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    "Bisognerebbe abolire la prescrizione". Ne è convinto l'ex pm Piercamillo Davigo che ospite di 'Di martedì' su La7 spiega: "In Italia c'è memoria corta, trenta anni fa è entrato in vigore il nuovo codice di procedura penale. L'osservazione che io feci, insieme a molti altri, è che avrebbe triplicato i tempi della giustizia". "Poi con la legge ex Cirielli - che si chiama così perché l'onorevole proponente disse di non chiamarla più con il suo nome perché aveva orrore di ciò che era diventata - i tempi di prescrizione si sono dimezzati. Il risultato è che un sistema di prescrizione così ce l'hanno solo l'Italia e la Grecia", afferma.  "Negli Stati Uniti ad esempio con l'inizio del processo cessa di decorrere la prescrizione, come da noi nel processo civile. Perché è esattamente la stessa cosa - conclude Davigo - se si ritiene che i termini di prescrizione siano utili allora si accorcino prima del processo ma una volta che il processo comincia non si può fare una corsa contro il tempo".

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    Bimbo investito a Brescia, fermata 22enne

    Fermata dai carabinieri una ragazza di 22 anni per l’incidente avvenuto ieri a Brescia dove un’auto ha investito un bambino di due anni a Coccaglio, in provincia di Brescia. Il bimbo, mentre si trovava nel passeggino spinto dalla mamma, nell'impatto è stato sbalzato fuori e ha riportato un trauma cranico causando il ricovero in condizioni gravissime all'ospedale di Bergamo. Chi lo ha investito, è scappato senza fermarsi.  L'indagine per trovare la persona che ha investito il bimbo è stata rapidissima. La polizia locale si è messa al lavoro scandagliando i rilevatori di targhe e le telecamere della zona fino a rintracciare l'auto coinvolta nell'impatto e a rilevarne i segni causati dall'incidente.  Polizia e carabinieri sono andati a prendere la ragazza all'uscita dal posto di lavoro, a tarda sera. Per lei l'accusa di omissione di soccorso, lesioni, fuga da incidente e già in mattinata dovrebbe tenersi l'udienza in tribunale. ''Abbiamo lavorato senza sosta -dice all'Adnkronos Luca Ferrari comandante della polizia locale di Coccaglio e Cologne- e alla fine grazie all'impegno di tutto il corpo così come alla buona copertura sul territorio del rilevatore di targhe l'abbiamo individuata. La soddisfazione è enorme e il caso è stato risolto in tempi veramente brevi''.

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  • È stata riaperta l'inchiesta sui due giornalisti italiani scomparsi a Beirut
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    È stata riaperta l'inchiesta sui due giornalisti italiani scomparsi a Beirut

    Nuove indagini e un testimone top secret pronto a parlare sulla scomparsa dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni, rapiti nel 1980 a Beirut e mai più ritrovati. I giornalisti erano arrivati nella capitale libanese il 22 agosto 1980 in un viaggio organizzato dall'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) e le loro tracce si persero il 2 settembre.L'inchiesta venne archiviata nel 1984 quando l'allora presidente del consiglio, Bettino Craxi, appose il segreto di Stato, che nel 2014 venne parzialmente rimosso. Secondo quanto apprende l'AGI, in questi mesi la Procura di Roma - aggiunto Francesco Caporale, sostituto Francesco Dall'Olio \- ha disposto nuove indagini, accogliendo la richiesta presentata a febbraio dai figli della giornalista, nella quale si elencavano una serie di nuovi elementi emersi nel corso degli anni.Il fascicolo è ancora contro ignoti ma i pm stanno valutando i documenti allegati alla richiesta di riapertura indagini, nell'intento di valutare responsabilità sull'omicidio o su eventuali depistaggi. A partire da un testimone tuttora top secret, di cui si fa menzione nel carteggio presentato dall'avvocato Carlo Palermo, magistrato sopravvissuto alla Strage di Pizzolungo (Trapani) nel 1985. Il contesto investigativo riguarda il cosiddetto 'Lodo Moro' su un accordo tra l'allora leader dell'Olp, Yasser Arafat e il Governo italiano, indenne dagli attentati dei palestinesi che però erano liberi di usare l'Italia come base e luogo di transito di uomini, armi e esplosivi. Il testimone - un dipendente dell'amministrazione dello Stato di cui non sono note le generalità \- ha riferito di essere "a conoscenza di alcune vicende successive all'avvenuto sequestro, trovandosi egli all'epoca a Beirut alle dipendenze del colonnello Stefano Giovannone".Nella richiesta depositata in Procura, infine, il legale ha evidenziato le connessioni tra alcuni atti desecretati nell'agosto 2014 e con l'arresto nel novembre 1979 di Abu Azeh Saleh, responsabile dell'Fplp (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) fermato a Bologna per essere il garante del trasporto di due missili terra-aria destinati ai palestinesi.

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  • Lo stress lavorativo colpisce 9 persone su 10. Come combatterlo
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    Lo stress lavorativo colpisce 9 persone su 10. Come combatterlo

    Ben nove adulti su dieci affermano di essere vicini al "burnout" mentale e di sentirsi stressati per quasi un terzo dell'intera giornata lavorativa, oltre a perdere cinque ore di sonno alla settimana per via delle pressioni derivate dalla routine. Contro questo malessere diffuso, emerso da una ricerca pubblicata dalla CABA sul portale britannico The Sun, gli esperti consigliano la meditazione.Secondo una ricerca pubblicata su Reuters Health basta mezz'ora di meditazione al giorno per ridurre i livelli di stress e aumentare il tasso di concentrazione. Ma non è tutto, perché stando a una ricerca pubblicata su Business Insider la meditazione contribuisce a migliorare la produttività generale nelle aziende di qualsiasi dimensione e settore e, stando a una ricerca dell'American Heart Association, contribuisce a ridurre i processi biologici che portano al decesso cardiovascolare.Una pratica che secondo Entrepreneur ha accompagnato quotidianamente alcuni dei più grandi imprenditori della storia nella loro scalata al successo: da Jeff Weiner, CEO di Linkedin, a Bill Ford, presidente esecutivo di Ford Motor Company, fino ad arrivare a Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter e Steve Jobs, co-fondatore di Apple. L'importanza della meditazione e dello Yoga"Cercare ogni giorno uno spazio di silenzio e immobilità è fondamentale per uscire dal tritacarne delle cose da fare che finisce per paralizzarci", spiega Andrea Di Terlizzi, fondatore della casa editrice Inner Innovation Project nonché uno dei massimi esperti di Yoga e Scienze Antiche in Italia e coautore del libro "7 Punti per vivere meglio" assieme ad Antonella Spotti."Dalla meditazione proviene la calma che rende lucida la mente e porta equilibro nelle emozioni. Lo stress continuativo uccide, nel vero senso della parola, ed è per questo - continua - che per essere performanti mentalmente occorre avere una mente sempre lucida e concentrata, calma e ricettiva, acuta e osservatrice. Così come il corpo ha bisogno di riposo, anche la mente trae giovamento da una pausa, ma per farlo bisogna attivare una funzione della coscienza ovvero la consapevolezza. Bastano 15 minuti al giorno di meditazione per calmare il flusso di pensieri e sentirsi più rilassati. Ovviamente si tratta di un approccio elementare alla disciplina, ma iniziare in questo modo puo' dare risultati importanti sotto il profilo psicologico e psicofisico. Facendolo, ognuno potrà stabilire se cercare un insegnante per approfondire".Ma non è tutto, perché l'esposizione allo stress a lungo termine può causare gravi danni alla salute mentale dei dipendenti, costretti ad assentarsi dal posto di lavoro. Anche in questo caso la meditazione e lo yoga possono risultare un ottimo espediente: secondo una ricerca della National Center for Health Statistics e pubblicata su Psychology Today, la meditazione regola il funzionamento della corteccia prefrontale, facendoci sentire in controllo dei nostri pensieri in ogni momento e regolando le emozioni negative.E ancora, secondo uno studio pubblicato sulla rivista britannica The Lancet, lo yoga permette di ridurre la pressione sanguigna e migliorare la funzione polmonare. Secondo una ricerca dell'Organisational Behaviour and Human Decision Processes e pubblicata su USA Today, infine, la meditazione migliora anche i rapporti sociali con i colleghi e riduce la negatività.Pensiero condiviso da Willem Kuyken, professore di psicologia alla Oxford University, in un'intervista pubblicata ancora sul giornale americano: "Numerose ricerche dimostrano come imparando a calmare il corpo e la mente si possa gestire in maniera accurata lo stress fisico e psicologico, affrontando i problemi della routine quotidiana, soprattutto a livello lavorativo. Ovviamente la meditazione non rappresenta la cura a tutti i mali, ma bastano pochi minuti al giorno per sentire i suoi effetti benefici e migliorare la produttività sul posto di lavoro".Dello stesso avviso è David Creswell, professore di psicologia alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, in un'intervista pubblicata sulla medesima rivista: "La meditazione agisce direttamente sulla corteccia cerebrale migliorando la creatività e la gestione dei problemi, oltre ad agire in modo positivo sullo stato d'animo per tutta la giornata. Per questo motivo sono sempre piu' numerose le aziende che hanno implementato la meditazione all'interno del programma di benessere generale per i loro dipendenti".

  • Le due cose che spaventano Boris Johnson a poche ore dal voto
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    Le due cose che spaventano Boris Johnson a poche ore dal voto

    Sono due le cose di cui Boris Johnson ha paura a poche ore dall'apertura delle urne per le nuove elezioni anticipate britanniche: un immigrato di 25 anni di nome Ali Milani e un'iniziativa di attivisti intitolata "Kick Boris Out". Perché questi due fattori combinati insieme potrebbero causare la sua sconfitta nella battaglia per il seggio elettorale nella circoscrizione di Uxbridge e Southern Ruislip.E se questo accadesse, si tratterebbe della prima volta in assoluto nella storia della Gran Bretagna in cui un primo ministro in carica perda il proprio seggio. Il punto è che alle elezioni del 2017 l'attuale leader dei Tory conquistò questo seggio con un margine basso, ossia di soli 5 mila voti. Pertanto la tentazione di farlo "scivolare" proprio nella sua circoscrizione è altissima.Così numerose organizzazioni pro-europee e anti-Brexit hanno inviato una lettera aperta alla leader del partito liberal-democratico, Jo Swinson, chiedendole di ritirare la propria candidata a quel seggio e di sostenere il Labour. Ma non è solo questo: ad Uxbridge da settimane si aggirano attivisti per mobilitare giovani elettori contro BoJo.Persino ad un rave party hanno fatto campagna perché i ragazzi si registrassero al voto. Di sicuro l'iniziativa ricorre ad un linguaggio conforme alle nuove generazioni: una di queste iniziative si chiama "FckBrs", ed è animata soprattutto da giovani donne con un background di migrazione, di origini africane o asiatiche.Il sistema elettorale britannico prevede per l'appunto non solo che vince il candidato con il maggior numero di voto, ma anche che i voti dello sconfitto vadano dispersi: il che rende anche più difficile le previsioni, dato il gran numero di seggi in bilico. Il giovane sfidantePoi c'è il tema Al Milani, che a 25 anni ha deciso di sfidare BoJo nel suo collegio: il giovane candidato dei laburisti ha già bussato ad almeno 3 mila porte, pur di battere il premier. Arrivato in Gran Bretagna dall'Iran all'età di 5 anni, viene incoraggiato da un sondaggio YouGov secondo cui potrebbe avere la meglio sul capo dei Tory con il 44% contro il 43%. Ed anche il think tank (peraltro conservatore) Onward ha ammesso che questo seggio è diventato "vulnerabile", lo stesso dicono alcuni spin doctor della campagna elettorale dei Tory: tanto che c'erano persino stati dei colloqui con lo stesso Johnson per ipotizzare di "ricollocarlo" presso un seggio più sicuro. Non fu così nel 2015, ricorda Foreign Policy, quando Johnson ottenne una vittoria facile battendo il candidato del Labour con un vantaggio di oltre 10 mila voti su complessivi 45 mila. E poi ci sono le voci di questo territorio: nonostante le promesse di BoJo di "dare ascolto alle preoccupazioni dei cittadini", molti abitanti di Uxbridge dicono che il premier ha dimenticato le necessità della sua circoscrizione a favore dei temi nazionali.Non solo: gli ambientalisti della zona lo accusano di esser venuto meno alla promessa di bloccare l'estensione delle piste di decollo di Heathrow, con l'effetto che gli attivisti hanno piazzato per protesta un bulldozer davanti alla stazione della metro di Uxbridge.In più, nell'annunciare nuovi fondi per restaurare sei ospedali in tutto il Paese, BoJo si sarebbe 'dimenticato' di quello locale di Hillingdon. Tutti temi sui quali Ali Milani batte il ferro con grande vigore: "Il fatto è che io vivo qui, sono l'unico candidato di primo piano che va nello stesso ospedale, frequenta le stesse scuole e cammina lungo le stesse strade dei suoi elettori". Per di più, il candidato laburista può contare su decine di volontari assolutamente decisi a "spodestare" il primo ministro.Così, mentre BoJo punta tutta la sua campagna per Uxbridge con una comunicazione milionaria sui social media, Ali Milani ha gioco facile nel rispondere "credo di avere visto la sua foto sulla mia strada, ma non l'ho mai visto camminare nella mia strada". Poi c'è l'aspetto 'etnico' della gara: la popolazione di Uxbridge e South Ruislip è per oltre il 40% composta da minoranze etniche. Commenta sempre Foreign Policy: "Quando Milani, lui stesso proveniente da una minoranza etnica, dice che i numeri sono dalla sua parte non ha tutti i torti".Paradossalmente, nel caso Johnson perdesse il suo seggio, potrebbe comunque rimanere a Downing Street se i Tory continueranno ad avere la maggioranza nel Parlamento. Ma certo i titoli dei tabloid britannici non saranno teneri con lui.