##Manette per De Vito, Di Maio lo caccia saltando le procedure M5S

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Roma, 20 mar. (askanews) - Il Movimento 5 stelle prova a tappare in tempo reale la clamorosa falla determinatasi con l'arresto per corruzione del presidente dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito. Uno strappo così violento nella tela della narrazione della forza che governa Roma da sola e l'Italia in condominio con la Lega provoca uno strappo altrettanto violento alle regole interne: "Marcello De Vito è fuori dal Movimento 5 stelle. Mi assumo io la responsabilità di questa decisione come capo politico, e l'ho già comunicata ai probiviri", scrive di prima mattina Luigi Di Maio su Facebook.

Nello statuto del Movimento 5 stelle, però, il Capo Politico (le maiuscole sono nel testo) "ha tutti i necessari poteri di ordinaria amministrazione. Gli atti di straordinaria amministrazione sono subordinati al consenso e/o ratifica da parte dei componenti del Comitato di Garanzia" (art. 7). Dal momento che la stessa costituzione interna della creatura fondata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio affida le sanzioni disciplinari, ovvero in progressione "il richiamo, la sospensione, l'espulsione", al Collegio dei Probiviri, l'annuncio dell'espulsione-lampo è apparentemente piuttosto debole dal punto di vista giuridico. Del resto, non sarebbe la prima volta che le decisioni dei vertici stellati vengono ribaltate in sede di giudizio: uno dei motivi per cui l'ex padre-padrone del Movimento, Beppe Grillo, chiese e ottenne anni fa di essere relegato nel ruolo di garante, meno a rischio dal punto di vista delle cause per danni intentate da espulsi o esclusi dalle candidature alle elezioni.

Il punto, però, non è giuridico, è tutto di immagine, tant'è che con una qualche confusione fra comunicazione istituzionale e di partito, giunge ai giornalisti da palazzo Chigi la raccomandazione di parlare del consigliere capitolino "come ex M5S. E' stato già espulso". A pochi giorni dal voto in Basilicata e a due mesi da quello per le elezioni europee, Di Maio deve allontanare da sé e dai 5 stelle l'ombra della corruzione, il vento che rischia di spazzare via una delle chiavi della loro identità politica: la sempre rivendicata onestà. Per questo, a conforto della decisione del capo, scendono in campo a mitraglia i big e si spende addirittura il presidente del Consiglio: "Non entro nel merito delle indagini - dice Giuseppe Conte - ma ho apprezzato la reazione immediata ed efficace adottata da Di Maio e dall'intero Movimento perchè le accuse, se confermate, rimandano a illeciti gravi". "L'immediata espulsione di De Vito - commenta il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro - è doverosa. Risponderà alla giustizia, ma è radiato dal M5S: è anzitutto di una questione politica ed etica". "Su queste cose siamo netti - rivendica il sottosegretario all'Editoria Vito Crimi - non può esserci garantismo".

Anche la capogruppo in Regione Lazio Roberta Lombardi, storica sponsor di De Vito, in passato polemica avversaria della sindaca di Roma Virginia Raggi e non di rado voce critica anche nei confronti di Di Maio, si arrende all'evidenza. "Gravissime le accuse che hanno portato all'arresto di Marcello De Vito", scrive, esprimendo "fiducia" nella magistratura: "L'onestà - deve essere sempre la nostra stella polare". Il problema sarà spiegarlo agli elettori.